Milano, 6 Giugno 2026 – Il lavoro nero continua ad essere una piaga rilevante in Italia. Il volume d’affari generato dalla cosiddetta “economia sommersa, sulla base di un’analisi svolta dall’Ufficio studi della CGIA su dati Istat riferiti al 2023, supera i 77 miliardi di euro all’anno. Oltre un terzo di questa ricchezza prodotta irregolarmente (il 35,7 per cento) si concentra nelle regioni del Mezzogiorno, dove si registra anche la quota più elevata di lavoratori coinvolti. Su un totale nazionale di 2,6 milioni di occupati irregolari, infatti, il 37,5 per cento opera nel Sud. Se storicamente il fenomeno è stato associato alle regioni meridionali, oggi il lavoro sommerso è diffuso in misura preoccupante anche nel Centro-Nord. A livello settoriale, le situazioni più critiche si riscontrano nei servizi alla persona, dove il tasso di irregolarità raggiunge il 48,8 per cento. In questo comparto rientrano soprattutto colf, badanti e altre figure impegnate nell’assistenza domestica. Seguono l’agricoltura, con un tasso di irregolarità del 20,8 per cento, e le attività artistiche e di intrattenimento (attori, cantanti, spettacoli viaggianti, giochi, parchi divertimento, etc.) al 20,3 per cento. I dati confermano come il lavoro nero continui a rappresentare un fenomeno strutturale dell’economia italiana, con effetti rilevanti sia sul piano sociale sia su quello tributario e contributivo.
I numeri del lavoro nero in Italia, una badante su due è irregolare. Le mani dei caporali sull’agricoltura
L’economia sommersa genera un volume d’affari superiore ai 77 miliardi











