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Le campagne elettorali, per chi fa politica, sono il momento più esaltante, come i mondiali per un calciatore: ti giochi tutto in poche settimane e fai di tutto per alzare, a fine torneo, l’ambito trofeo. Ma sono anche i periodi in cui, se nel frattempo si è accumulata polvere, chi corre per arrivare al risultato tende a nasconderla il più possibile sotto il tappeto. Il problema è che, a fine corsa, quel tappeto non c’è più o, comunque, non è più sufficiente, e la polvere salta fuori.
Ed è quello che sta accadendo, seppur con intensità e modalità diverse, un po’ in tutti i partiti. Anche in quello che ha vinto, o addirittura stravinto queste elezioni, Sud chiama Nord. Non sta passando inosservata la durata del periodo di “riflessione” prima delle nomine degli assessori della giunta Basile. Sia Cateno De Luca, nel 2018, che lo stesso Federico Basile, quattro anni fa, si erano presentati ai nastri di partenza con la squadra già al completo e senza grandi nodi da sciogliere. Anche il clima che ha accompagnato il giorno dell’elezione e quelli successivi non è lo stesso che ha celebrato le vittorie delle ultime due tornate e ne è testimonianza l’inconsueto e per certi versi poco comprensibile silenzio imposto a tutti i rappresentanti del partito, salvo rare eccezioni autorizzate dai vertici. La sensazione, che è molto più di una sensazione, è che ci siano molti pezzi del puzzle ancora da incastrare, caselle che per essere riempite senza far “danni” meritano un supplemento di attenzione, equilibri da maneggiare con cura anche perché, ragionando più in prospettiva, le future competizioni elettorali (regionali in primis) sono più lontane di quanto il leader Cateno De Luca non avesse sperato.







