PADOVA - Ha salutato tutti, messo in valigia i vestiti necessari per alcuni giorni e poi si è trasferito a casa di amici sempre in provincia di Padova. Don Cesare Contarini ieri ha lasciato la canonica della parrocchia di San Lorenzo ad Albignasego, che gli è costata le dimissioni dopo averci ospitato per anni un uomo poi accusato di abusi sessuali.
Ci tornerà («ho lì tutte le mie cose, devo ancora andarle a prendere») ma da 24 ore non ci vive più. Il caso Saviane lo ha travolto: «In tre giorni mi è cambiata la vita. È stata una bufera, ma spero servirà a migliorarmi». Francesco Saviane, 37 anni, ex professore di religione al Barbarigo ed educatore, venti giorni fa è stato arrestato con l'accusa di abusi sessuali nei confronti di sette minori, avvenute presumibilmente tra il 2017 e il 2023. Anni in cui Saviane ha vissuto nella canonica con don Cesare. Dopo l'arresto, parte della comunità di San Lorenzo si è scatenata contro il parroco, costretto a dimettersi su richiesta del vescovo Claudio Cipolla. Don Cesare, è stato un congedo doloroso? Dove vivrà ora? «Sicuramente sì, segnato dalle lacrime dei fedeli, dalle mie e in generale di molta gente a cui voglio bene. Vivrò da persone a me molto care, poi cercherò una sistemazione stabile». Come ha salutato la sua ormai ex comunità? «In modo informale, perché quando ho celebrato l'ultima messa ho cercato di dire tutto. Quindi con alcuni mi sono salutato di persona, con la maggior parte per telefono». Ha avuto già modo di riflettere su tutto quello che è successo? «In queste ore ho trovato l'abbraccio e il conforto da parte delle persone a cui sono legato. Non nascondo che sono stato sorpreso dall'effetto dirompente della protesta della scuola dell'infanzia, nata però con un "click" sulla rete. Non so quante di quelle firme fossero realmente di gente che vive ad Albignasego. Sta di fatto che questa situazione ha mandato tutti in fibrillazione». Ok, ci arriviamo, ma le ho chiesto se ha riflettuto? Se ha pesato la gravità dei fatti che vengono contestati? Se ha dei rimpianti... «Il senno di poi non serve a fare andare avanti il mondo. Io ho accolto Saviane nel 2020 quando è venuto a San Lorenzo dopo l'esperienza al Barbarigo, poi l'ho confermato nel 2023, nonostante il parere contrario del vescovo e infine l'ho assunto nel 2025. Nessuno, però, all'epoca, immaginava cosa avrebbe fatto. O meglio che sarebbe stato accusato di reati gravi, che però mi pare vadano ancora dimostrati». Quindi è innocentista? «No, ma un conto è avere a che fare con una persona con un carattere espansivo e magari non sempre educatissimo, un altro è immaginare ciò che è emerso dopo. Non sono innocentista, ma spero lui possa dimostrare di essere innocente come dice». Per lui ora ci sarà un lungo iter giudiziario e nel frattempo è stato trasferito, ma lei come ricomincia? Tanta gente ce l'ha con lei ed ha cambiato opinione... «Io stavo benissimo a San Lorenzo, dove ero un parroco felice da cinque anni. Per me si trattava della prima esperienza alla guida di una parrocchia, arrivata dopo altri incarichi. Credo di aver ottenuto anche dei buoni risultati prima di questo patatrac». Ma adesso è il passato. Come immagina il suo futuro? «Adesso devo ripartire da me stesso per capire come mi è arrivato addosso tutto questo. Credo che avrò molto da imparare perché questa è stata una bufera pesantissima e dolorosa. Una cosa è certa: non sparisco né da Padova né da Albignasego». Parroco di un'altra chiesa? «In questo momento farei molta fatica ad accettare un incarico simile. Davanti avrei almeno altri quattro anni di lavoro e arriverei a 75 anni. Sarebbe ancora più difficile se questa nuova realtà avesse una scuola da gestire, nonostante l'esperienza che ho maturato. Devo coltivare i miei "perché" della vita. Avrei comunque voglia di fare qualcosa di utile, tenendo conto dell'età e del percorso fatto finora. Io adesso do la mia disponibilità, poi spetterà al vescovo decidere». Convive con i sensi di colpa? «Questa vicenda mi ha cambiato la vita in soli tre giorni. Devo ancora digerirla, ma non ho sensi di colpa perché non è che sapessi qualcosa e l'ho coperta. Ora spero di attraversare il deserto, inteso come un tragitto verso la terra promessa, proprio come è stato per gli ebrei». Pentito? «Beh, di questo magari ne parlerò con Dio, ma io non ho fatto una scelta solamente di carità ad occhi chiusi accogliendo Saviane, ho agito sulla base degli elementi che avevo in quel momento. C'era stata un'indagine interna finita con lo stop all'insegnamento, niente che riguardasse procedimenti penali o canonici. Sapevo che c'erano delle carenze sotto il profilo strettamente educativo, questo sì. Ma in parrocchia non è mai capitato nulla. Se hai un buon amico che fa il promotore finanziario magari gli affidi i tuoi risparmi, se poi ti ruba i soldi non potevi saperlo prima».








