TREVISO - Lo hanno trovato senza vita ieri nella sua residenza episcopale di Quelimane, in Mozambico. Monsignor Osório Citora Afonso, 54 anni compiuti da poco, vescovo della diocesi di Quelimane, è stato ucciso da colpi di arma da fuoco che lo hanno raggiunto al torace. Sulla dinamica dell’omicidio e sugli autori del delitto sono in corso le indagini delle forze di sicurezza locali. La morte del presule ha scosso profondamente il Mozambico, ma il cordoglio è arrivato subito anche in Veneto, in particolare nelle diocesi di Treviso e Vittorio Veneto, dove padre Osório, come molti ancora lo chiamano, aveva lasciato un ricordo vivo. Missionario della Consolata, tra il 2014 e il 2016 era stato superiore di Casa Milaico a Nervesa della Battaglia, in diocesi di Treviso, e nello stesso periodo superiore del Centro Missionario della Consolata della diocesi di Vittorio Veneto. Aveva collaborato anche con il settimanale diocesano trevigiano “La Vita del Popolo”, curando il commento al Vangelo della domenica insieme ai confratelli e ai laici della Casa. Tra il 2016 e il 2017 fu inoltre consigliere regionale per l’Italia a Treviso.
IL PROFILO Nato in Mozambico, Osório Citora Afonso aveva emesso la professione solenne il 17 giugno 2001 nell’Istituto Missioni Consolata a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo, ed era stato ordinato sacerdote il 3 novembre 2002. Dopo il servizio come officiale presso il Dicastero per l’Evangelizzazione, nel 2023 papa Francesco lo aveva nominato vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Maputo, assegnandogli la sede titolare di Puzia di Numidia in Algeria. Nel luglio 2025 papa Leone XIV lo aveva trasferito alla diocesi di Quelimane. IL CORDOGLIO «Non ho conosciuto personalmente il vescovo Osório - dichiara monsignor Michele Tomasi,, vescovo della diocesi di Treviso -, ma a Treviso ne ho sentito parlare spesso per il bene che ha seminato durante il periodo trascorso nella nostra diocesi. Viene ricordato come un religioso preparato, disponibile a collaborare con i sacerdoti, attento all’animazione missionaria e in particolare ai giovani. Lo affidiamo al Signore della vita, per il quale ha speso la sua esistenza, e ci uniamo nella preghiera alle diocesi di Quelimane e Beira e ai confratelli dell’Istituto Missioni della Consolata». Anche nella diocesi di Vittorio Veneto la notizia ha riaperto una ferita profonda. Il pensiero è tornato subito a suor Maria De Coppi, missionaria comboniana originaria di Ramera, uccisa nel settembre 2022 a Chipene, nel nord del Mozambico, durante un attacco armato. Proprio padre Osório, nel febbraio 2024, era intervenuto nella chiesa di Ramera alla veglia di preghiera in memoria della religiosa, portando la sua testimonianza sulla difficile situazione geopolitica del Mozambico. A pochi anni di distanza, il mondo missionario legato alla diocesi di Vittorio Veneto si ritrova a piangere un’altra morte violenta nella stessa terra. «È una notizia che sgomenta e rattrista - dichiara monsignor Riccardo Battocchio, vescovo di Vittorio Veneto -. Lo scorso agosto gli avevo inviato una lettera di auguri per la nomina a vescovo di Quelimane. Ci uniamo nel cordoglio e nella preghiera a quanti lo hanno conosciuto, alle diocesi di Quelimane e Beira e ai Missionari della Consolata». A ricordarlo con particolare intensità è Mariagrazia Salmaso, direttrice dell’Ufficio missionario della diocesi di Vittorio Veneto, che con padre Osório aveva condiviso esperienze, viaggi e legami pastorali. «Osório era una persona solare, aperta, disponibile e molto generosa - racconta Salmaso -. Con lui era facile creare subito un legame. Nel 2015 siamo stati insieme in Mozambico, nella diocesi di Tete, con alcuni giovani della diocesi. Anche quando è diventato vescovo non ha mai perso la sua umanità e il suo modo diretto di stare accanto alle persone. Quando gli è stato chiesto di diventare vescovo, non si è mai tirato indietro. Diceva di essere felice di vivere con il suo popolo. Dopo tanti anni lontano dal Mozambico, sentiva forte il desiderio di servire la sua gente. Si è esposto molto per il suo popolo e lo ha fatto restando se stesso: un uomo capace di incontri, attento alle relazioni, sempre pronto a ricordarsi delle persone conosciute lungo il cammino».










