“I Cpr sono luoghi di diritti sospesi e devono essere chiusi”: presentato a potenza il Rapporto 2025, focus su Palazzo San Gervasio
«I Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) restano in Italia luoghi di sospensione dei diritti fondamentali. A Palazzo San Gervasio riscontrati isolamento, spersonalizzazione e degrado. Un sistema incompatibile con i principi dello Stato di diritto e inefficace nei risultati. Come i manicomi, anche i Cpr vanno chiusi». È questa la posizione di Arci Basilicata, Asgi, Antigone, Libera Basilicata, Rete comunità solidali, Cgil Potenza e Garante delle persone private della libertà della Provincia di Potenza, Carmen D’Anzi, ribadita oggi in occasione della presentazione del secondo rapporto sui Cpr d’Italia del Tavolo asilo e immigrazione (TAI), al Polo Bibliotecario di Potenza.
L’APPELLO DELLE ASSOCIAZIONI E IL RAPPORTO 2025: “I CPR VANNO CHIUSI”
Il rapporto è frutto del monitoraggio in dieci Cpr: Milano, Torino, Gradisca d’Isonzo, Roma, Bari, Palazzo San Gervasio, Brindisi, Caltanissetta, Trapani, Nuoro. Il Tai definisce i Cpr “istituzioni totali”, richiamando l’esperienza basagliana contro i manicomi: spazi chiusi e segreganti che trasformano la privazione della libertà in prassi di controllo sociale. Nel corso del 2025, delegazioni di parlamentari e operatori hanno visitato dieci Cpr in tutta Italia, segnalando limitazioni di accesso agli osservatori indipendenti e ostacoli alle visite ispettive. Il Rapporto 2025, in dialogo con l’iniziativa “Il viaggio di Marco Cavallo” del Forum Salute Mentale, ha posto la salute mentale al centro dell’analisi.










