Sullo stesso argomento:

a

Per la sinistra, i Centri di permanenza per il rimpatrio (Cpr) sono lager dove vengono confinati immigrati che hanno come unica colpa quella di essere irregolari sul territorio nazionale. Ma basta analizzare i dati del Viminale, diffusi lo scorso 28 maggio, per smentire tale narrazione. Nei Cpr, il 90% degli immigrati trattenuti ha precedenti per spaccio di droga, spesso in forma organizzata, il 30% per furti e rapine, il 33% per porto abusivo di armi. Ben il 25% è stato condannato per reati contro la persona, tra cui violenza sessuale, anche su minori, omicidio e lesioni. Quindi, la stragrande maggioranza degli immigrati non è solo irregolare, ma ha carichi penali gravi ed è stato trasferito in uno dei Cpr presenti in Italia, dopo essere stato ritenuto pericoloso per la sicurezza nazionale.

Al momento, i Centri di permanenza per i rimpatri sono l’unico strumento che lo Stato italiano ha a disposizione per evitare che assassini, pedofili e stupratori girino indisturbati nelle nostre città. Non è «razzismo istituzionale», come afferma la sinistra che vorrebbe abolirli e svuotarli. A essere trattenuti, non sono «migranti vulnerabili», ma delinquenti stranieri. Per svuotare le città da questi soggetti, una circolare del ministero dell’Interno del 20 gennaio 2026 ha ordinato a prefetti e questori di procedere «senza indugio» al trattenimento nei Cpr e al rimpatrio degli irregolari evidenziatisi per comportamenti pericolosi, priorizzando la sicurezza pubblica. Negli ultimi mesi, da Cremona a Padova, passando per Ravenna, Brescia e Venezia, si sono moltiplicati gli accompagnamenti nei Cpr di stranieri con un lungo curriculum criminale. Dopo aver scontato la pena per tentato omicidio, un albanese, un tunisino, un nigeriano e una marocchino sono stato trasferiti nei Centro per i rimpatri in vista dell’allontanamento dal territorio nazionale. Diversi extracomunitari con precedenti per violenza sessuale, tra cui un ivoriano, un nigeriano e un maliano, sono stati destinatari del medesimo provvedimento.