Nel 2024 il sistema dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (Cpr) ha segnato un record negativo: solo il 10,4% delle persone che hanno ricevuto un provvedimento di allontanamento è stato rimpatriato dai centri italiani. I dati sono quelli ufficiali, raccolti tramite richieste di accesso civico al ministero dell’Interno e inseriti nell’aggiornamento della piattaforma Trattenuti, lavoro congiunto di ActionAid Italia e del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Bari, coordinato da Fabrizio Coresi e Giuseppe Campesi. Il rapporto va letto alla luce della recente sentenza della Corte Costituzionale: i Cpr operano in base a una normativa “del tutto inidonea a definire, in modo sufficientemente preciso, quali siano i diritti delle persone trattenute”. E delle infinite denunce sulle condizioni di degrado e sulle sofferenze prodotte all’interno. Come non bastasse, c’è poi il capitolo dei costi, coi dati di Viminale, ministero della Difesa, Prefetture e Questure. Costi non giustificati, vista l’inefficacia, che diventano esorbitanti nel caso del centro inaugurato in Albania l’ottobre scorso. “Giorgia Meloni deve chiedere scusa agli italiani, perché i numeri relativi ai costi della sua illegale operazione sono un insulto anche a quei milioni di persone che oggi si trovano in difficoltà”, ha commentato la segretaria del Pd, Elly Schlein, e così tutte le forze di opposizione.
Migranti e rimpatri dai Cp, mai così male dal 2014
Nonostante risorse maggiori e prolungamento del trattenimento, solo un decimo delle persone con un ordine di allontanamento sono state rimpatriate dai centri italiani.






