BOLZANO. «C’è l’idea che quello che accade nelle nostre città, tra scontri e violenze, sia solo colpa loro». Loro chi, professoressa? «Dei migranti. O ancor peggio, delle loro comunità in quanto tali». Annemarie Profanter sta da tempo su quel confine mobile che taglia spesso in modo sconnesso oriente e occidente, nord e sud, noi e loro, chi c’è e chi arriva, le sponde del Mediterraneo che si guardano da lontano e si capiscono sempre meno. Poi c’è l’altra questione. Esiste una specificità che giunge dall’Islam in questo divaricazione di comportamenti che sempre più spesso sfociano in episodi che danno fiato all’idea di una sicurezza da consolidare in tutti i nodi? «Attenzione - dice la docente Lub a Scienza della formazione - a non confondere religione e cultura. E dunque tradizione ambientale e sociale con i dettami della fede».

Visto che le prime stanno dentro una nozione di “mascolinità” che tante volte sta sopra anche la visione patriarcale di quelle società, dettando comportamenti e innescando risposte “tossiche” a situazioni di emarginazione. Tanto che il convegno che Profanter cura e che si svolgerà domani al campus di Bressanone (“Oriente e Occidente, scambio culturale e sviluppo sociale” tra emigrazione e accoglienza) sembra caschi a fagiolo dentro il dibattito molto acceso di queste settimane su risposte da dare ai sempre crescenti episodi di violenza tra migranti, ruolo possibile del Cpr a Bolzano e dibattito politico sul tema.