I Cpr continuano ad agitare la sinistra. Prima è scoppiata la faida in Emilia Romagna, dove il governatore Michele De Pascale si è schierato a favore dei centri per rimpatriare i migranti e ha incassato le critiche pesanti del sindaco Pd di Bologna Matteo Lepore. Quindi la polemica si è spostata a Firenze, con l’ex sindaco Dario Nardella che ha aperto alle strutture per immigrati irregolari da rimpatriare («Meglio lì che in strada» ha detto il predecessore dell’attuale primo cittadino Sara Funaro).

Ieri è stata la volta di Beppe Sala, primo cittadino di Milano: «Sui Cpr la sinistra deve cambiare approccio. Io non sono sul fronte del “no assoluto”» dice l’esponente del centrosinistra. «Ci devono essere condizioni umane adeguate, ci deve essere trasparenza sulle regole per cui si finisce nel Cpr». Poi Sala ha aggiunto: «La questione è: perché uno entra nei Cpr? Perché va rimpatriato. Qui arriviamo alle promesse di Salvini, sul suo “rimpatrieremo 600mila immigrati”. Noi oggi rimpatriamo meno di 5.000 immigrati all’anno, di cui 500 a Milano. Noi la nostra parte la facciamo, ma non possiamo raccontare le balle che questo tema del Cpr come sono oggi, con accordi di reciprocità internazionale, che di fatto non ci sono, ci permetterà di risolvere il problema».