a

L’Europa ha già subito una falla sulle identità nella crisi siriana. Oggi lo stesso rischio può riaprirsi con Gaza. L’incubo delle intelligence europee dopo la guerra in Siria contro il Califfato, ritorna oggi con i profughi palestinesi le cui identità non sempre possono essere accertate anche a causa di contraffazioni. In un territorio di guerra gli archivi possono essere distrutti, gli uffici anagrafici non funzionare, le autorità locali non essere raggiungibili, le famiglie disperse, i testimoni morti o irreperibili. Un dato anagrafico autentico, sottratto o ricomposto, può diventare la base di una biografia credibile. Non serve sempre un falso grossolano. Può bastare una storia coerente con il contesto, una provenienza compatibile e documenti capaci di superare la prima verifica.

L’Europa può rafforzare i controlli biometrici, incrociare banche dati e fare screening di sicurezza, ma resta vulnerabile quando l’identità amministrativa viene costruita prima dell’arrivo, usando documenti reali, sottratti o riassemblati in un teatro di guerra dove gli archivi locali sono difficili da verificare.

Durante la crisi migratoria del 2015-2016, la corsia preferenziale riconosciuta ai siriani in fuga dalla guerra trasformò quella nazionalità in una chiave d’accesso in Ue per avere protezione internazionale, permessi pluriennali, lavoro, ricongiungimenti familiari. In quel contesto, anche persone provenienti da altre aree iniziarono a presentarsi come siriane per aumentare le possibilità di asilo. Il mercato dei documenti si mosse lungo gli hub di transito, da Istanbul a Smirne fino ad Atene. C’erano passaporti siriani in bianco rubati durante l’assalto a uffici governativi nelle zone finite sotto controllo di milizie e Isis; documenti autentici nella forma, ma compilati illegalmente. C’erano contraffazioni integrali, stampate da reti criminali. E c’erano identità sottratte a profughi morti, dispersi o derubati lungo la rotta, usate da persone con tratti compatibili. La vulnerabilità non riguardava solo chi voleva fingersi siriano.