Secondo un’indagine condotta dal Global Echo Litigation Center, c’è un sistema strutturato attraverso cui il cibo coltivato nei territori occupati palestinesi e siriani entrano nel mercato dell’Ue come se provenissero da Israele, ingannando i consumatori e accedendo a benefit a cui non avrebbero dirittoNon si tratta di un’eccezione, di una svista o di un errore. Secondo un’indagine durata oltre 4 anni, condotta dal Global Echo Litigation Center, ong specializzata nei contenziosi sui diritti umani, c’è un sistema strutturato attraverso cui i prodotti alimentari coltivati negli insediamenti illegali israeliani, nei territori occupati palestinesi e siriani, entrano nel mercato dell’Unione europea come se provenissero da Israele. «Questa falla sistemica compromette i sistemi giuridici e normativi Per continuare a leggere questo articoloSei già abbonato?Chiara SgrecciaScrive di scuola, spazi pubblici, esteri. Ha lavorato per la redazione de L’Espresso dopo aver iniziato la professione sul campo, come freelance. Giornalista professionista. Su ig: @chiarasgreccia
Così i prodotti degli insediamenti illegali d’Israele in Cisgiordania entrano in Europa
Secondo un’indagine condotta dal Global Echo Litigation Center, c’è un sistema strutturato attraverso cui il cibo coltivato nei territori occupati palestinesi e siriani entrano nel mercato dell’Ue come se provenissero da Israele, ingannando i consumatori e accedendo a benefit a cui non avrebbero diritto











