Il driver Garlasco ha avuto un’audience digitale dirompente non tanto perché metteva in discussione una verità processuale acquisita che ha portato, dopo due assoluzioni, alla condanna di Stasi, ma perché la riapertura dell’azione investigativa si è innestata in una bolla già matura, in una community uscita dall’auto-isolamento e che da anni produce contenuti che hanno incassato attenzione e milioni di visualizzazioni e interazioni. L’analisi di Domenico Giordano, ceo e data analyst di Arcadiacom.it
È da diversi anni che l’interesse digitale per il true crime ha frantumato la nicchia nella quale per molto tempo è stato relegato – in parte, anche volontariamente per non pagare pegno a quel pregiudizio moralizzante, oggi molto meno diffuso di una volta, che censurava ogni forma di monetizzazione e di spettacolarizzazione della tragedia umana – diventando così molto più di una tendenza passeggera, di una curiosità episodica. Il true crime, in particolare quello italiano, è in una fase di definitiva maturazione, parliamo di un genere che si è strutturato come un vero e proprio mercato. Del resto, se così non fosse non si spiegherebbero neanche l’attenzione crescente da parte dei talk televisivi, alcuni dei quali devono la loro programmazione e fortuna proprio alla notiziabilità del tema, o quella che ha spinto diverse media company a investire nella produzione e distribuzione sulle principali piattaforme di streaming, ma non solo, di mini-serie dedicate ai delitti e ai misteri che hanno catalizzato per intere settimane e mesi ogni secondo della nostra attenzione.








