La morbosa attenzione sull’omicidio di Garlasco sta superando l’immaginabile. Nelle ultime settimane, l’attenzione su questa vicenda è aumentata ulteriormente, grazie a svolte e scoperte che nemmeno avrebbero dovuto essere rese pubbliche.In generale sappiamo che la cronaca nera suscita una curiosità malsana, soprattutto nei casi in cui una vicenda diventa famosa, cosa che accade con alcuni delitti che vengono rilanciati dai media e commentati poi da esperti e opinionisti. È accaduto con Cogne, con Erba, con Avetrana e così via. Puntualmente, la cosa sfugge di mano e si arriva a dettagli sulle vite dei coinvolti che non hanno nessuna rilevanza reale, che non dovrebbero essere di interesse pubblico.Con l’enorme diffusione del genere ‘true crime’ quest’attenzione su temi simili si è diffusa ulteriormente è diventata una cosa sempre più normale: tutti, più di prima, si sentono in grado di fare valutazioni e ipotesi. Il risultato è che le vite delle persone divengono argomento di conversazione dappertutto, come se fossero dei Vip che hanno scelto di sbandierare in piazza i fatti loro e come se questi riguardassero semplice gossip e non omicidi e violenze.Delitti e condanne vissuti in prima serataIl caso di Garlasco sta assumendo proporzioni particolarmente inquietanti in questo quadro già negativo. È ormai una sorta di soap opera seguita in tempo reale dagli italiani con i pop corn in mano: elementi di indagine discussi in prima serata prima ancora che in tribunale, dettagli e informazioni rivelati alla stampa quando dovrebbero essere privati. Questo è un fatto gravissimo, che invece diventa una novità eccitante, uno scoop succoso che accontenta tutti: i giornali, i criminologi da salotto, e i cittadini bramosi. Tutti tranne i coinvolti.Quando una vicenda dura così a lungo, il mostro da additare - quello di cui augurare la prematura dipartita in carcere e altre belle cose - può cambiare, l’importante è che ce ne sia uno. Abbiamo quindi per anni avuto Alberto Stasi, ritenuto da tutti colpevole, prima di tutto dall’opinione pubblica, che aveva già deciso, senza aspettare la sentenza. Ora è il turno di Andrea Sempio, il che pone la questione di una possibile condanna erronea e quindi di un eventuale innocente in carcere: un tema spinoso, ingombrante.Non vediamo la differenza tra una serie tv e la realtàMa non è su questo che si sofferma l’attenzione, cioè non sulla possibile ingiustizia, eventuali vite rovinate, ulteriore sofferenza per la famiglia della vittima. No: sempre sul dettaglio pruriginoso, sul ‘plot twist’, insomma sullo spettacolo. Come al solito, della vittima alla fine non importa niente a nessuno, passa in secondo piano ed è solo la scusa per fare gli investigatori della domenica.Il garantismo non si sa cosa sia, e sul presunto colpevole si abbatte una ferocia spaventosa: mandatelo in carcere, non servono altre prove, deve marcire in galera! Sfoghiamo su persone a noi ignote, delle cui vicende abbiamo una conoscenza parziale, filtrata attraverso la narrazione mediatica, rabbia, frustrazione e istinti violenti, come se non si trattasse di esseri umani. E non c’è nessuno che ci fermi.Certa crudeltà della massa è forse inevitabile, ma senz’altro non dovrebbe essere fomentata e capitalizzata da chi è responsabile dell’informazione e della divulgazione: gli psicologi e vari esperti che passano ore in tv a fare analisi o monetizzano tramite video continui abdicano al loro ruolo, approfittando invece di una disgrazia per mettersi in evidenza.Insomma, dovunque la si guardi, uno spettacolo di cui dovremmo vergognarci ma che continua ad essere alimentato senza che si faccia niente per arginarlo.