Caro direttore, il delitto di Garlasco ha covato sotto la cenere per 18 anni e come un vulcano attivo non si è mai spento. Negli ultimi tempi l'interesse per il tragico evento è esploso con una forza inusitata, se ne stanno occupando tutti. Ognuno solleva dubbi e insinua sospetti circa il coinvolgimento di nuovi soggetti o indica nuovi supertestimoni. Per chi, come me, non appartiene a nessuna delle categorie che ritiene, a torto o a ragione, di potersene occupare con competenza, nascono molti interrogativi sul funzionamento della giustizia italiana, se si pensa che chi è stato condannato come autore del delitto di Garlasco, dopo ben due assoluzioni, è stato ritenuto l'unico responsabile. Si è parlato anche delle prime indagini effettuate con imperizia. Sorprendono diversi aspetti di questa triste vicenda, fra cui che la condanna del colpevole sia avvenuta senza che sia stato individuato il movente e non è cosa da poco in casi di omicidio. Ma è sorprendente anche il comportamento del condannato che non ha mai mostrato, almeno in pubblico, emozioni come potrebbe provare un condannato colpevole o ancora di più se innocente. Dopo diciotto anni tutto viene messo sotto la lente di una nuova inchiesta giudiziaria. Ultimissimo colpo di scena: si dice che non si trovi più il tessuto prelevato sotto le unghie di Chiara. Giustizia sia fatta!