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Ultimo aggiornamento: 17:52

L’ispezione del nucleo investigativo dei carabinieri di Milano che negli scorsi giorni sono nuovamente entrati nella villetta di Garlasco teatro dell’omicidio avvenuto 18 anni fa è solo l’ultima delle operazioni che fanno ipotizzare un’accelerazione della nuova indagine voluta dalla Procura di Pavia che vede Andrea Sempio come nuovo indagato del delitto di Chiara Poggi e sta riscrivendo la storia di un caso di cronaca che sembrava ormai risolto con la condanna in via definitiva di Alberto Stasi.

Dopo le rivelazioni di un super testimone che ha raccontato a Le Iene i particolari riguardanti un presunto tentativo di occultare l’arma o le armi del delitto e il blitz della squadra di investigatori che (dopo 18 anni!) avrebbero rinvenuto in una roggia alcuni oggetti metallici giudicati d’interesse, la nuova pista si arricchisce di elementi che, a mio avviso, in alcuni casi rappresentano potenziali indizi, in altri sono suggestioni che necessitano di riscontri oggettivi più concreti.

Ciò che ha indotto la Procura ad aprire la nuova inchiesta sono senza dubbio le tracce di dna rinvenute sul perimetro ungueale della vittima, indizio corroborato da quella ormai famigerata impronta numero 33 di cui si è tanto parlato, l’impronta di una mano trovata sul muro che porta alla taverna dove fu rinvenuto il corpo della ventiseienne, traccia che all’epoca fu considerata di nessun interesse da chi indagava. Se è vero che entrambi i reperti sono compatibili con Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara, è anche vero che le indiscrezioni emerse da varie fonti e le dichiarazioni pubbliche dei legali difensori dei soggetti interessati quotidianamente diffuse dai media portano ad ipotizzare che sulla scena del crimine potessero essere presenti più di una persona.