La riapertura del caso Garlasco ha creato un’onda d’urto senza precedenti: ecco perché la “nera” è diventata un passatempo nazionale senza vergogna

di Massimo Pisa

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Non incuriosisce: appassiona. Non interessa: inchioda. Non funziona: traina, tanto da rivoluzionare palinsesti, abitudini, discorsi privati, chiacchiere pubbliche, lessico, sonni e sogni. La nera. Maledetta ossessione, guilty pleasure come nient’altro. Piace, va detto, anche se dovremmo vergognarcene. Quanto meno arrossire, avvertire il morso della coscienza prima di soffocarlo. Eppure, seppelliamo briciole di sensi di colpa davanti all’ennesima gigantografia di Chiara, di Lilly, di Pierina: le conosciamo per nome, ci permettiamo di citarle come se fossero parenti, vicine di casa, frequentazioni antiche. Non abbiamo ritegno, non lo abbiamo mai avuto. Anche perché, attenzione: è sempre piaciuta. Proprio quella: la cronaca nera, quella intrisa di sangue delle vittime, quella dei delitti di ragazze, fidanzate, mogli, ex, amanti, oggetti del desiderio che respingono e pagano con la vita. Casi che si trascinano, ipotesi investigative che si ribaltano, colpevoli che forse non sono tali, nuovi indagati, segreti, bugie, omissioni.