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Ultimo aggiornamento: 14:13
di Rosamaria Fumarola
Nell’evidente cortocircuito mediatico che sta caratterizzando la vicenda dell’assassinio di Chiara Poggi a Garlasco, sembra essersi persa la misura delle cose, una misura che ogni essere umano, ogni società fa fatica a trovare, ma che è necessaria per mantenere in equilibrio le relazioni su riflessioni difficili.
Esistono infatti temi che sono alla base delle ragioni fondanti delle comunità, poggianti su convenzioni, antichi e nuovi accordi e senza i quali la civiltà sarebbe solo un miraggio. Che la giustizia non possa coincidere con la verità e forse nemmeno conoscerla è un elemento imprescindibile della condizione umana, che non deve però escludere la legittima aspirazione al rispetto delle leggi. Stiamo invece assistendo ad una messa in scena degna della più riuscita rappresentazione del teatro dell’assurdo, che sarà ricordata come un fallimento colossale dei mezzi d’informazione, resi sempre più vulnerabili dalla competizione con i social, dal loro porre sullo stesso piano le opinioni di tutti per il semplice fatto che possono essere espresse.






