Marco Poggi, fratello di Chiara, ha rotto il silenzio pubblicamente a distanza di quasi 19 anni dal delitto di Garlasco. Lo ha fatto attraverso una lunga intervista rilasciata al programma “Quarto Grado”, in cui ha confermato che lui e la sua famiglia continuano a ritenere Alberto Stasi l’unico colpevole, nonostante la nuova indagine che vede coinvolto Andrea Sempio.

Garlasco, Marco Poggi: "Per me il colpevole è Alberto Stasi"

Marco Poggi: "Le nostre convinzioni siano rispettate"

L'impronta 33: "Mi hanno detto che era di Andrea Sempio"

Garlasco, Marco Poggi: “Per me il colpevole è Alberto Stasi”“Da quest’ultimo anno, da questa riapertura, la mia figura è stata molto più coinvolta ed è stata un po’ più chiacchierata. Era da diverso tempo che pensavo di parlare, anche per fare finire tutte le relazioni, allusioni e questo alone di mistero che c’è sulla mia figura”, ha esordito Poggi, amico d’infanzia di Sempio, nel motivare la decisione di farsi intervistare.Quando gli è stato domandato perché considera Stasi colpevole, è arrivata la seguente risposta: “Il convincimento nasce dall’aver seguito tutti i processi e le udienze”. Ha anche spiegato di non aver alcun pregiudizio nei confronti delle nuove indagini. A suo avviso, però, non ci sono per ora elementi che ribaltino il caso.“All’inizio del 2007 – ha aggiunto – non credevamo nella colpevolezza di Alberto Stasi. L’abbiamo difeso veramente tanto e anche quando era stato incarcerato, personalmente ero convinto che fosse innocente, convinto che si stessero sbagliando. Quando è uscita la notizia della scarcerazione ero contento perché ero convinto che non c’entrasse nulla. Era proprio l’ultima persona che credevamo potesse essere stata, perché Chiara, in quel periodo lì, aveva lui come persona più vicina e che le dava più affetto”.“Leggendo le motivazioni della scarcerazione – ha proseguito – ho iniziato a chiedermi il perché di così tante bugie, di così tante cose che non tornano. C’erano dei passaggi sulla spiegazione del DNA di Chiara che fu trovato sui pedali che mi avevano lasciato un po’ stranito”.“Se viene aperta un’indagine, non significa che dobbiamo avere un convincimento diverso. Secondo me, sarebbe ancora più grave se lo cambiassimo solo perché è partita questa indagine. Questo vorrebbe dire che non abbiamo creduto alla condanna che c’era stata negli anni passati”, ha osservato Marco Poggi.ANSAMarco Poggi durante l'intervista a Quarto GradoMarco Poggi: “Le nostre convinzioni siano rispettate”Sugli elementi emersi su Sempio, Marco ha ribadito che non gli hanno fatto cambiare idea sull’uccisione di sua sorella: “Non mi hanno convinto. Ho letto un po’ anche le varie memorie e le informative, non ho cambiato la mia idea. Ovviamente, vedremo. Non ci siamo mai nascosti, siamo convinti che Alberto Stasi sia colpevole, e convinti che le ultime sentenze a cui siamo arrivati nei processi siano la verità”.“Non pretendiamo che la nostra convinzione diventi verità per tutti, non l’abbiamo mai preteso e non lo pretenderemo mai, quello che ci dispiace è che non ci sia rispetto”, ha rimarcato.Buona parte dell’opinione pubblica oggi pensa che Stasi non abbia commesso il delitto. “C’è stata una forte campagna mediatica di notizie false che hanno indirizzato l’opinione pubblica a pensare che Stasi sia innocente”, ha dichiarato Marco.L’impronta 33: “Mi hanno detto che era di Andrea Sempio”Nel corso dell’intervista si è parlato anche della famosa impronta 33, la traccia rinvenuta sulla parete della scala che porta alla cantina della casa di via Pascoli. Marco ha rivelato che quando gli è stata mostrata la foto è rimasto disorientato, credendo che il colore rosso fosse sangue. Poi ha compreso che invece la tonalità era stata causata dal reagente usato per evidenziare l’impronta.“Mi hanno mostrato una foto – ha spiegato – Quella famosa foto che poi è uscita anche sui media lo stesso giorno. Mi hanno detto che era di Andrea Sempio. Me l’hanno fatta vedere che era rossa e ricordo di essere uscito da quell’interrogatorio, quella SIT, che pensavo fosse sangue. Ovviamente è stato un po’ uno shock per come me l’hanno presentata e per il fatto che la reputavano di Andrea Sempio”.E ancora: “Non ho più capito se mi avevano detto che era sangue o no. L’ho elaborato meglio dopo, quando sono tornato a casa. A caldo, la risposta che avevo dato è che mi sembra impossibile che sia stato lui. È ovvio che se fosse confermato che quella è un’impronta insanguinata diventi difficile da spiegare”.