A quasi vent’anni dal delitto di Garlasco, Marco Poggi ha deciso di interrompere il riserbo che ha caratterizzato quasi due decenni della sua vita. Intervistato a Quarto Grado, il fratello di Chiara ha spiegato che la scelta di parlare nasce dall’urgenza di fermare una macchina mediatica e investigativa che, nell’ultimo anno, ha travolto la sua vita e quella dei suoi genitori con illazioni, sospetti e una sovraesposizione che ha ferito profondamente la memoria della vittima.
La rottura del silenzio: accuse e sensi di colpa
Marco Poggi non nasconde il dolore per essere finito, a sua volta, al centro di sospetti infamanti. “Essere accusato dell’omicidio di Chiara è una cosa che difficilmente mi andrà via, anche se ho imparato a conviverci“, confessa. Il 38enne ammette anche un velato senso di colpa per non aver parlato prima, convinto che una presenza mediatica più attiva avrebbe potuto prevenire la nascita di leggende metropolitane, come quella, da lui smentita categoricamente, che lo voleva ricoverato in una casa di cura.
Il caso Sempio e le ombre sul passato
Le voci che vedrebbero un legame tra lui, Andrea Sempio (indagato per il delitto) e un presunto giro di droga e pedofilia vengono respinte da Poggi come “fantasia allo stato puro”. Il fratello di Chiara critica aspramente il fatto che la Procura non sia intervenuta tempestivamente per smorzare queste piste, lasciando che il ricordo della sorella venisse infangato da insinuazioni sulla sua vita privata. “Spero che chi ha giocato per un anno con queste illazioni trovi l’umanità di dire basta”, aggiunge.










