Il fratello di Chiara Poggi, a Quarto Grado, ripercorre il giorno dell'omicidio, difende Sempio e ribadisce: “La verità è quella stabilita dalle sentenze”
Diciannove anni dopo l'omicidio di Chiara Poggi, il fratello Marco sceglie di parlare pubblicamente e lo fa in una lunga intervista a Quarto Grado, il programma di approfondimento giornalistico condotto da Gianluigi Nuzzi, ripercorrendo il dramma familiare iniziato il 13 agosto 2007, quando la giovane venne uccisa nella villetta di famiglia di Garlasco.
Le sue parole arrivano in una fase particolarmente delicata dell'inchiesta, segnata dalla nuova indagine della Procura di Pavia nei confronti di Andrea Sempio, amico d'infanzia di Marco, e dal rinnovato dibattito pubblico sulla condanna definitiva di Alberto Stasi, l'allora fidanzato di Chiara, riconosciuto colpevole in via definitiva e condannato a 16 anni di reclusione.
Per Marco Poggi, tuttavia, il dolore più grande resta quello vissuto all'indomani del delitto. “Per quanto possa essere stato difficile e devastante quest'ultimo anno e mezzo, niente può essere paragonato ai primi anni dopo quel 13 agosto”, ha raccontato.
Un trauma che continua a segnare la sua memoria. Del giorno della partenza per le vacanze in montagna, poche ore prima dell'omicidio, conserva ricordi frammentari, sbiaditi. “Purtroppo, è un ricordo che è sfumato completamente e mi spiace. Non mi ricordo l'ultimo saluto”, ha spiegato, ricordando, però, come il padre Giuseppe avesse tentato fino all'ultimo di convincere Chiara a partire con loro.










