Il rapporto di Italy for Climate fotografa un Paese stretto tra siccità e alluvioni. L’aumento delle temperature altera il ciclo dell’acqua, accentua gli eventi estremi e divide l’Italia tra un Nord più esposto alle precipitazioni intense e un Sud sempre più vulnerabile allo stress idrico. Ma sul quadro climatico pesano anche reti inefficienti, consumo di suolo e un modello di gestione dell’acqua ancora troppo lineare. Il punto di Saturno Illomei

“La temperatura media atmosferica del Paese registrata negli ultimi 50 anni è aumentata di 2°C e questo comporta un impatto diretto sul ciclo dell’acqua: più la temperatura cresce, più aumenta l’evaporazione e con essa il rischio di siccità; ma allo stesso tempo, più la temperatura aumenta e maggiore è l’umidità che si immagazzina nell’atmosfera e che può dare vita a precipitazioni particolarmente intense. Si viene così a creare un apparente paradosso in cui di acqua o ce n’è troppa, come nei casi di bombe d’acqua e alluvioni, o troppo poca, come le siccità nei mesi estivi”. Crisi climatica e crisi dell’acqua sono oggi due facce della stessa medaglia.

A dirlo è il rapporto “Troppa o poca acqua. L’acqua in Italia in un clima che cambia”, realizzato da Italy for Climate, il centro studi su clima ed energia della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, e presentato a Venezia in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, dove vengono analizzati i nessi tra la crisi climatica e la risorsa idrica, evidenziando come l’acqua sia uno degli elementi più esposti agli effetti del cambiamento climatico.