Stress idrico, ovvero l'acqua in Italia non manca, ma ne consumiamo – e soprattutto sprechiamo – troppa. Il punto sulla situazione nel nostro paese lo fa il rapporto Il clima riflesso nell’acqua del think tank Italy for Climate (I4C), uscito il 5 giugno in occasione della Giornata mondiale dell'Ambiente del 5 giugno. Nella penisola italiana, spiegano gli esperti, la disponibilità pro capite è circa la metà della media europea, in calo del 20% rispetto a cent'anni fa. Allo stesso tempo, si preleva più acqua di qualunque altro Stato dell'Unione. E se ne spreca fin quasi la metà per via di reti di distribuzione inadeguate e inefficienti.Acqua sprecata ed eventi estremiL'Italia, come sappiamo, è un hotspot climatico: la temperatura media sale più velocemente della media mondiale, 2 gradi Celsius solo nell'ultimo mezzo secolo, ben oltre i limiti previsti dall'Accordo di Parigi sul clima. E se le temperature vanno su, spiegano gli esperti, aumenta l’evaporazione e, dunque, il rischio siccità. Ma non solo: la maggior quantità di umidità immagazzinata nell’atmosfera può dar vita a eventi meteo estremi (che, infatti, sono quasi triplicati in sei anni). Il risultato è un’alternanza tra momenti di scarsità idrica (d’estate, specie al sud) e momenti di scarico (downburst) violento, come mostrano le bombe d’acqua e le alluvioni che avvengono nei mesi più freddi e piovosi e colpiscono maggiormente le regioni settentrionali. Due facce della stessa medaglia.Ma quanta acqua abbiamo?I dati elaborati da I4C indicano che l’Italia non è in deficit o in crisi in termini assoluti di disponibilità idrica: con 135 miliardi di metri cubi (m3) annuali in media, nell'arco dei dodici mesi si colloca sotto la Germania (173) e la Francia (206), ma è posizionata meglio di Spagna (101) e Polonia (58). Ovviamente si parla di valori medi per via delle variazioni.Le cose cambiano analizzando il dato in rapporto alla popolazione: con circa 2.300 m3/anno pro capite, la disponibilità di risorsa idrica rinnovabile in Italia è circa la metà della media europea (pari a circa 4.400 m3/anno). Il nostro paese si ritrova, così, in fondo alla classifica: magra consolazione il fatto che, anche in questo caso, si posiziona meglio di Spagna, Germania (entrambe con circa 2.100 m3/anno) e Polonia (con 1.600 m3/anno pro capite).…e quanta ne sprechiamoDegli sprechi si discute da sempre. Lo ribadiva il Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza). Le cifre sono impressionanti: secondo il piano post pandemico, nelle regioni meridionali viene sprecato il 51% di acqua, che finisce disperso prima di arrivare al rubinetto. Ma non è un problema che riguarda solo il sud: la media nazionale è del 41%. Digitalizzazione e reti intelligenti potrebbero abbassare questa percentuale fino al 26%: ma salta all'occhio che, anche se si arrivasse a regime, un quarto dell'acqua non arriverebbe comunque a destinazione. Sarebbe interessante avere un quadro dello stato di avanzamento del piano per il raggiungimento dell'obiettivo a Pnrr ormai concluso. Anche perché la situazione è peggiorata negli anni: nel 2008, la dispersione di acqua si attestava al 32%.Quanta acqua consumiamoVolgendo lo sguardo ai consumi, l’Italia è davanti a tutti nel Vecchio continente per prelievi idrici: 36 miliardi di m³ nel 2023, più di Spagna (33), Francia (26) e Germania (24).AgricolturaIl primo settore, quello più “idrovoro”, è quello agricolo che, con 17 miliardi di m3 prelevati nel 2023 (il 68% di tutti i prelievi nazionali), è secondo solo a quello iberico (21) e decisamente più impattante rispetto al terzo in classifica settoriale, quello greco (7). L'agricoltura può essere ottimizzata, ma resta un asset strategico se si vuole mantenere la vocazione nazionale di paese produttore di frutta e verdura di qualità, sia per il mercato interno sia per alimentare l'export.Uso civileIl punto su cui si può e si deve lavorare è la frazione di prelievo per uso civile, seconda voce di consumo nella lista. Parliamo di quella, per intenderci, che finisce in acquedotto e che in gran parte alimenta le case. È nel segmento a uso civile che vengono conteggiate le perdite. Nel 2023 questo tipo di impieghi è stato responsabile di oltre 8 miliardi di m3 di prelievi idrici, record assoluto in Europa, davanti a Francia, Spagna e Germania (tutti con prelievi compresi tra 5 e 6 miliardi di m3). L’85% di questi prelievi deriva da acque sotterranee, certamente di migliore qualità rispetto a quelle superficiali ma con impatti ambientali decisamente peggiori: le falde si ricaricano con tempi molto più lunghi rispetto ai bacini di superficie e sul lungo periodo questo può provocare ulteriori problemi di scarsità. Il dato è superiore alla media della Ue del 66% e a quello di tutti gli altri grandi Paesi europei.Cosa si può fare per migliorare? Gli acquedotti sono competenza degli enti locali, e, come visto, sono stati allocati fondi del Pnrr. Ma contano, in questo caso, anche le abitudini individuali: in Italia si consuma una media di oltre 220 litri di acqua al giorno per abitante, per utilizzi che vanno (tra gli altri) dall’igiene alla cucina al giardinaggio: quasi il doppio della media europea, pari a circa 125 litri al giorno per abitante. Facendo più attenzione è possibile ridurre la propria impronta idrica, e allo scopo possono servire campagne di comunicazione e nudging, come i resoconti che arrivano in bolletta e hanno dimostrato avere una certa efficacia.IndustriaLa terza voce nel conteggio fa capo all’industria: nel 2023 sono stati stimati prelievi per 6,6 miliardi di m3 facendo segnare un altro record assoluto, davanti alla Germania (prima manifattura europea, ma ferma a 6,2 miliardi di m3). Anche qui è possibile lavorare sull'efficientamento dei processi produttivi.Dove l’Italia fa un po’ meglio dei vicini è nei prelievi di acqua per la generazione elettrica in cui, con 4 miliardi di m3 nel 2023, il paese è sesto in una classifica che vede la Francia, con 16 miliardi di m3, assoluta primatista, anche a causa della produzione di energia nucleare.Stress idricoIl quadro finale parla di un paese che soffre di stress idrico: patologia, per così dire, che condivide con Cipro, Malta e Spagna. La diagnosi avviene sulla base dell’indice di sfruttamento idrico, un valore che mette in rapporto i prelievi di acqua da parte delle attività umane con i quantitativi di acqua disponibile in modo rinnovabile sul territorio nazionale. La soglia di allerta è fissata al 20%, ed è quella oltre la quali i prelievi in rapporto alla disponibilità non dovrebbero spingersi: l’Italia è al 27%, ben sette punti oltre il limite. Il problema è che l’acqua disponibile serve per alimentare non solo le attività umane ma prima di tutto gli ecosistemi nazionali, da quelli faunistici alla vegetazione: nessuno può permettersi una desertificazione, men che meno uno dei paesi più belli del mondo.