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Gaia Piccardi

Lo strano venerdì di Flavio: doveva giocare il derby, si trova in conferenza stampa con l'amico dopo aver raggiunto la finale. Da lunedì sarà sicuramente in top 10

DALLA NOSTRA INVIATAPARIGI - Questa, sotto le nostre suole sporche di rosso, è una superficie viva. Quello che la terra toglie, la terra restituisce. E allora il tedesco che alla pesantezza di questo campo, in un venerdì di pioggia battente del 2022, aveva immolato i legamenti della caviglia destra nel corso di una furibonda rissa con Rafa Nadal, quattro anni dopo si riprende la finale già frequentata nel 2024, quando era stato sconfitto dall’altro grande assente — oltre a Jannik Sinner — di questo Roland Garros terremotato dagli eventi, Carlos Alcaraz. La finale sarà tra Sascha Zverev e Flavio Cobolli: è il verdetto degli dei del tennis. A rimetterci, oltre all’ottimo Jakub Mensik, vent’anni pieni di promesse, è il maratoneta ligure di un torneo percorso in lungo e largo, proveniente dal numero 104 della classifica mondiale e logorato da 19 ore e 42’ di cazzotti con avversari assortiti: il corpo di Matteo Arnaldi, atteso ieri da Cobolli in semifinale, ha ceduto di schianto nella notte tra giovedì e venerdì. «Vomitavo all’una, rivomitavo alle sei, tra brividi, giramenti di testa e febbre — racconta Matteo con gli occhi lucidi —. Non ho mangiato nulla e sto male ancora adesso. Fino alla cena, tutto okay. Se è un virus o un’intossicazione, non lo so. So che ritirarsi da uno Slam non lo augurerei a nessuno». Hai giocato un Roland fantastico, cerchiamo di consolarlo: «Finire così fa male...».