La partita sarà trasmessa in chiaroLa finale del Roland Garros 2026 si potrà vedere in chiaro sul Nove. Sarà trasmessa in diretta televisiva sui canali Eurosport e sarà disponibile in streaming su HBO Max, Discovery+, Dazn, TimVision e Prime Video Channels.

Binaghi: «Cobolli può vincere il Roland Garros con una partita sporca. Sinner ha spinto tutti i nostri tennisti»(Marco Imarisio, inviato) Era molti anni fa. Un giovane Angelo Binaghi, precocemente strappato a una carriera da ingegnere dalla passione per il tennis, allena nella sua Sardegna due under 16, Stefano Mocci e Anna Floris. Si rivolge al centro, ovvero alla Federazione, per chiedere un aiuto. «Mi risposero che forse li avrebbero convocati al centro di Riano. Poi mi fecero cadere dall’alto un contributo, subito ritirato perché mi ero schierato contro i vertici di allora. Quello fu il momento in cui pensai che un giorno, se fosse toccata a me la gestione del nostro tennis, avrei cambiato quel sistema centralizzato e oligarchico, capovolgendone la struttura».Adesso che è presidente dall’altrettanto lontano 2001, Binaghi non ha perso molto dell’irruenza verbale che lo contraddistingue, e del modo quasi fisico che ha di vivere le partite degli italiani. «Anche l’altro giorno, durante i quarti di finale di Cobolli contro Auger-Aliassime, i rappresentanti del Canada mi guardavano un po’ perplessi. Ma è più forte di me, io non sono un esperto, io sono un tifoso dei nostri giocatori».Flavio ce la può fare?«Se c’è una lezione che dobbiamo trarre dagli ultimi anni è che nel tennis italiano niente è impossibile. Zverev deve vincere per forza, perché quando gli ricapita la finale Slam con di fronte un ventiquattrenne numero 16 del mondo? Lui è il numero 3, per una volta ha avuto la fortuna di non trovare sulla sua strada Sinner o Alcaraz, si è già scottato perdendo altre occasioni. Se non vince oggi, si chiude la sua finestra Slam. È favorito, ma ha sulle spalle tutte le responsabilità possibili. Per Flavio invece deve essere una festa, che si deve godere fino in fondo. Ma con il pensiero di portare il match più avanti possibile, di andare in lotta, come si dice. Perché ha già battuto Zverev una volta, e se gli insinua il dubbio, se gli fa emergere i suoi fantasmi, se diventa una partita sporca, allora si può fare, davvero».Come giudica quel che è successo a Matteo Arnaldi?«Guardiamo l’insieme delle cose. Musetti ai box, Sinner stanco, Berrettini che si deve ritirare, la Paolini che si fa male. È una conseguenza. L’aria che tira nel tennis italiano è talmente esaltante che al contrario del calcio riesce a spingere giocatori oltre le proprie prestazioni. Quattro match duri al meglio dei cinque set come quelli del bravissimo Arnaldi, portano il tuo fisico e la tua struttura oltre al limite, li indeboliscono. Per me sono effetti collaterali di un clima di esaltazione totale. Il problema è quando hai giocatori che a causa di un ambiente negativo stanno al di sotto delle loro potenzialità. Come avviene nel calcio. Certo, quella semifinale era la nostra festa. Ma pensiamo positivo. Se non altro, Cobolli si è riposato».Quante interviste ha fatto in questi giorni con i media francesi?«Molte. Tutti alla ricerca dei segreti del nostro tennis. Non c’è una sola spiegazione, ma ce n’è una che mi sta molto a cuore, e che ritengo giusto ripetere spesso».Prego.«Tutto comincia con l’esempio. Sinner che sceglie di restare in campo, di provarci fino all’ultimo, senza lamentarsi della sua condizione. Ma quando mai in passato avevamo visto una cosa del genere? Ammiravamo i campioni stranieri che lo facevano, piuttosto. Come ex giocatore, io appartengo a una generazione di tennisti che mandava il messaggio che bisognava essere spregiudicati e guasconi, un po’ indolenti, tanto si aveva successo comunque. Adesso abbiamo un fuoriclasse, piovuto dal cielo, che trascina il movimento con l’esempio del lavoro duro. Posso dirlo? Al contrario di Alcaraz, Jannik non si comprerà mai uno yacht da sei milioni di euro. Ne sono sicuro, e credo che non verrò smentito».Quindi tutto comincia e finisce con Sinner?«Lo sta chiedendo alla persona sbagliata. È chiaro che, come Federazione, abbiamo lavorato tanto, affiancando i nostri giocatori, cercando di aiutarli in ogni modo, senza obbligarli a trasferirsi lontano da casa. Ma è chiaro che tutto parte da loro. Berrettini, e ancora prima Fabio Fognini, sono stati l’evoluzione della specie, cambiando il canone del giocatore italiano pigro per seguire una cultura del lavoro, dell’etica e del sacrificio. Perché senza questi valori, nel tennis super competitivo di oggi, non vai da nessuna parte».Tra poco invece andiamo tutti a Wimbledon.«Con Sinner riposato e in forma. Spero anche con Musetti. E poi con tutti gli altri. Ogni Slam può essere quello buono, per il nostro tennis. Ormai è quasi un’abitudine. A chent’annos, come dicono dalle mie parti».