Il romano: "Sascha mi ha confidato di voler vincere uno Slam, ma non devo pensarci"

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Amici sembra, ma oggi no. Appuntamento alle 15 sul Philippe Chatrier del Roland Garros (diretta Eurosport e in chiaro sul Nove), e per Flavio Cobolli sarà il momento più alto della carriera. È il quarto italiano dell'era Open a disputare una finale di Slam, e guarda caso si trova di fronte qualcuno che è più di un semplice collega: "Sascha mi ha aiutato sempre da quando sono nel circuito: ci vediamo spesso, ridiamo e scherziamo insieme". Oggi no, appunto.Benvenuti all'appuntamento della vita, dunque: per il romano sarebbe una grande accelerazione del suo talento (salirebbe numero 5 del mondo, vincendo), per Zverev la meta tanto agognata. E dopo anni di tentativi infruttuosi, la pressione è tutta sua: "L'unica cosa che posso pensare è giocare un buon tennis. Cercherò di mostrare il mio livello, di fare le cose giuste. Lo dice con uno sguardo che sembra sereno, anche perché dopo essere stato inserito nella generazione di primi Next Gen, ormai è quasi un vecchio saggio. Per questo sì, è vero: è stato un torneo folle. Per questo so che l'unica cosa su cui ho influenza è la mia prossima partita e chi sarà il mio prossimo avversario. Tutto il resto non posso controllarlo, non lo controllerò e non voglio nemmeno controllarlo: non mi interessa". Solo questo, oltre al fatto di non perdere per la quinta volta all'ultimo atto di un Major.Chance per Cobolli? La domanda è nell'aria: Flavio ha dimostra una crescita incredibile durante il torneo, ha armi per mettere in difficoltà il tedesco. Varia molto il servizio, aggredisce quando serve, sembra avere la mente sgombra. Suo padre Stefano, il coach, dice che "ha qualcosa di speciale dentro", ma anche che "Zverev è molto forte tatticamente, per questo serve preparare il match più che bene". Per John McEnroe le possibilità dell'italiano sono al 30%, anche se "non ho capito la conferenza stampa insieme ad Arnaldi: se è vero che Matteo aveva un virus, sarebbe stato il caso stargli alla larga" (vero). Altri pareri? Per esempio Tim Henman ("A Cobolli non do più del 20-30%"), oppure Andre Agassi: "Flavio mi piace molto, per Sascha non sarà facile". C'è margine per stupire, insomma.