Usciva insieme ad altri braccianti dai campi di Amendolara, in provincia di Cosenza, sotto il sole cocente dell'1 giugno quando lo hanno avvisato: "Sono morti quattro pachistani", quelli con cui lui aveva condiviso ore di lavoro fino a poco prima. L'uomo ha preso il telefono e ha chiamato un suo caro amico, Ali Raza, che ha ammesso candidamente: "Sì, la macchina in cui sono morti è mia. Le ho dato fuoco per ammazzarli quando erano dentro". È da queste parole, e dalla successiva chiamata ai carabinieri fatta dall'amico, che scatta l'indagine che ha portato in manette lo stesso Ali Raza e il complice Safeer Ahmed, che avrebbero ucciso bruciando vivi quattro braccianti extra-comunitari per "questioni contrattuali".La denuncia del bracciante contro l'amico Tralasciando i confusi dettagli nel racconto, come il fatto che i quattro morti carbonizzati non fossero tutti pachistani ma tre fossero afgani, tutto parte appunto dalla denuncia del bracciante. Un allarme dato alle forze dell'ordine puntando il dito contro un caro amico e usando la sua confessione, che probabilmente si era lasciato scappare senza dargli peso, per farlo sbattere in carcere. Secondo quanto scrive il Corriere della Sera l'ammissione di Ali Raza è stata quanto più limpida si potesse: "La macchina è mia, gli ho dato fuoco per ammazzare chi c’era dentro. Hanno avuto una discussione con mio fratello e un altro, li hanno aggrediti...".Il presunto movente della strage L'aggressione c'è stata, Safeer Ahmed quando viene fermato ha infatti il volto tumefatto. Ma secondo il racconto dell'unico superstite della strage, sarebbe semplicemente stato il tentativo dei braccianti di ribellarsi ai due caporali. La lite era scattata per una questione di "diritti dei lavoratori". Le vittime erano ingabbiati all'interno di un sistema di vera e propria schiavitù. Ali Raza e Safeer Ahmed gestivano alloggio, trasporti, retribuzioni e lasciavano loro pochi euro. La richiesta è culminata nelle fiamme, nel rogo dell'auto, nelle portiere tenute chiuse a mano per sincerarsi che i cinque braccianti all'interno non avessero scampo. Il carabiniere fuori servizio A contribuire in maniera decisiva all'arresto dei due caporali anche un carabiniere fuori servizio. Nei minuti precedenti alla strage avrebbe infatti intercettato l'auto poi carbonizzata mentre viaggiava sulle strade del Cosentino. Ad attirare la sua attenzione una serie di stranezze, tra cui il fatto che dai finestrini dell'auto venissero lanciati sacchetti della spazzatura. Raggiunta la vettura al benzinaio della morte, il militare ha redarguito l'autista: "Così rischia un incidente". Ali Raza, che si trovava alla guida, ha annuito. Ma in quei momenti il carabiniere lo ha visto in volto, riconoscendolo poi ore dopo come uno dei presunti killer.