ROMA – Amnesty International in un nuovo dossier denuncia un uso spropositato della forza da parte della polizia greca contro manifestanti e giornalisti, con conseguenti e spesso gravi lesioni fisiche e psicologiche per le vittime. L’organizzazione chiede il divieto dell'uso di granate stordenti durante le proteste. Dall’inchiesta emerge che la legislazione greca sulle manifestazioni non rispetta gli standard internazionali e vige, nel Paese, una persistente cultura dell’impunità per gli abusi commessi dalle forze dell’ordine.

Il dossier. Basata su due anni di ricerche e interviste fatte con oltre cento tra giornalisti, avvocati e testimoni, nonché su un’accurata verifica dei video girati durante le proteste, l’inchiesta di Amnesty rivela un modello consolidato di uso non necessario della forza per arginare e scoraggiare le manifestazioni. Trenta persone hanno raccontato la loro esperienza di vittime delle granate stordenti lanciate dagli agenti spesso indiscriminatamente e a volte anche intenzionalmente.

Le testimonianze. Il fotoreporter Marios Lolos ha perso l’udito e ha avuto un trauma cranico dopo essere stato colpito da una granata il 26 gennaio 2025 mentre era per strada a documentare una manifestazione. “Avevo con me la macchina fotografica. Credo che il poliziotto antisommossa mi abbia colpito di proposito sul lato sinistro della testa. Se quell'ordigno fosse esploso davanti alla mia testa, non saremmo qui a parlare”, ha raccontato ad Amnesty. Un video controllato dall’organizzazione conferma la testimonianza di Lolos e suggerisce che il reporter sia stato preso di mira deliberatamente. A maggio 2022 lo studente Giorgos Mavros ha riportato una perforazione del timpano, la perdita dell'udito, un trauma cranico e ferite e ustioni alla mano, al braccio e alla spalla destra, dopo che la polizia ha utilizzato granate stordenti durante una manifestazione studentesca a Salonicco. “E’ stato come se mi avessero picchiato con una grossa sbarra di ferro”, ha detto. Il rapporto documenta anche l'uso illegale delle cosiddette “cariche con i manganelli”.