«Se la Russia dovrà pagare per la ricostruzione dell’Ucraina, Israele dovrà fare lo stesso per Gaza?». È la domanda posta a Paula Pinho, portavoce della Commissione europea, dal giornalista Gabriele Nunziati, allora collaboratore dell’agenzia Nova. Era il 13 ottobre dello scorso anno. Due settimane dopo Nunziati ha ricevuto una lettera di fine collaborazione dall’agenzia di stampa.

A distanza di otto mesi, in occasione della prima udienza del processo che vede coinvolto Nunziati contro l’ex datore di lavoro, Amnesty International Italia promuove una mobilitazione – organizzata con Articolo21, Fnsi, Stampa romana, Rete #NOBAVAGLIO e Usigrai – per portare l’attenzione sullo stato della libertà di espressione e del pluralismo dell’informazione. L’appuntamento è per martedì 9 giugno alle ore 9 al Tribunale del lavoro di Roma, in viale Giulio Cesare 54.

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LIBERTÀ A RISCHIO

«Il caso di Nunziati, interrotto nel suo rapporto di collaborazione dopo aver posto una domanda sulle responsabilità di Israele nella ricostruzione della Striscia, non è un episodio isolato: è il sintomo di una minaccia più ampia che colpisce il diritto di cronaca in Italia, indebolito dal precariato strutturale e da una crescente censura verso chi si occupa della questione palestinese», si legge del comunicato che lancia l’iniziativa.