di
Peppe Aquaro
Il comico Frank Matano ospite del Festival Pianera 2030,. racconta a modo suo la crisi climatica: tra l'amore per il bello e la bottiglietta di plastica lanciata in aperta campagna
Ci sono criceti che danno energia al microfono: immagino che lo facciate apposta per risparmiare”. Eccola la prima battuta del comico Frank Matano, ospite del Festival Pianera 2030: un perfetto assist a sé stesso per affernare che si può ridere del disastro climatico. “Ridere rende liberi. Ultimamemte ho letto un li libro di Anntonella Ottai, ‘Ridere rende liberi, sui comici che non mollavano neppure durante le deportazioni ad Auschwitz; insomma, ridere in faccia alla tragedia non vuol dire negarne il peso ma rifiutarsi di farsi schiacciare”. “E poi ridere può essere un ottimo collante sociale, pure quando litighi con qualcuno: se lo fai con una battuta, questo potrebbe accorciare le distanze. Del resto, basta parlare con chi è impegnato sul campo, dai medici agli infermieri fino ai soldati, per comprendere quanto sia importante alleggerire la situazione. Abbiamo bisogno di ridere”.
Matano è in piena forma e continua con la storia del vetro rotto, un modo di dire ma non più di tanto: “C’è una storia bellissima, vera: un giornalista negli Usa ha fatto fortuna con il racconto di una coppia californiana che viveva in un brutto quartiere (tra volenza, spaccio e tanto altro ancora): un bel giorno, si ritrovano davanti alla propria casa un blocco di cemento, un rettangolo, che, in un quartiere del genere diventa opportunità per buttarci di tutto. Ecco la teoria del vetro rotto: se c’è un edificio con vetro rotto so è pèiù portati a buttarci immondizia. Intanto quel cemento si riempiva di tutto, allora ha detto: vorrei risolvere questa cosa. E pensa di prendere un Buddha di cemento, una statua. Perché Buddha? E’ ancora neutrale rispetto ad altri miti più divisivi. Lo porta a casa e lo lascia per tanto tempo, perché non sapeva come installarlo; dopo mesi trapano il Buddha elo portano nel cemento. Dopo settimane cosa accade? Fiori, arance e la comunità vitetnamita si prende subito cura della statua e la colorano di bianco”. Prosegue Matano: “Dopo alcuni giorni, l’immondizia non c’era più e hanno costruito un luogo di culto. Tutti bussano e ringraziano Daniel per l’idea, portandogli di tutto,. E dopo anni, la criminalità nel quartiere è calata dell’80 per cento”.







