di

Peppe Aquaro

Sul palco, il ministro dell'Ambiente, Pichetto Fratin, intervistato dal direttore del Corriere, Luciano Fontana. Per un faccia a facci sull'energia

Ci siamo. Tutti sul palco. Puntuali e precisi, dalle 10.00 di stamane, 5 giugno, Giornata mondiale dell’Ambiente, al Teatro Franco Parenti di Milano, per la quarta edizione di “Festival di Pianeta 2030”, l’appuntamento con esperti, giornalisti, donne e uomini di spettacolo, pronti a raccontare a modo loro in che modo è possibile impegnarsi per salvare il Pianeta. A fare gli onori di casa, naturalmente, e il primo a salire sul palco, è il direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, insieme ad Edoardo Vigna, vicedirettore di “7” e responsabile di Pianeta 2030. Subito dopo, sul palco, il ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, in un faccia a faccia col direttore Fontana, sul tema dell’energia e della grossa novità, come anticipato proprio oggi dal Corriere, quella del nucleare.

“Non c’è ancora una tecnologia, una tecnologia che comunque deve integrare la nostra forza energetica. Siamo partiti da un Gigawatt e mezzo nel 2021 e oggi abbiamo oltre 22 gigawatt, superando il target stabilito dal Piano nazionale del clima per creare il Paese autonomo e più sicuro”, spiega il ministro. Incalzato dal direttore Fontana, ecco l’argomento forte sullo stoccaggio delle scorie naturali: “Quando avremo i piccoli reattori, che non sono più i grandi camini delle centrali nucleari di vecchia memoria. Sul tema deposito? Le scorie, che sono il residuo degli impianti che abbiamo smantellato (sono soprattutto in Francia, ma le scorie italiuane stanno in uno stanzone di 150 metri quadrati) con i nuovi reattori saranno materia prima combustile, c’è un modello di riciclo: al punto che la trattativa chiusa col governo francese pochi giorni fa, ha come fulcro la proroga del riprocessamento delle ultime scorie entro il 2039”.