di
Peppe Aquaro
Massimo Polidoro, scrittore, divulgatore scientifico e Co-founder Think about Science, ospite sabato 6 giugno del Festival Pianeta 2030, dà una visione davvero originale suil rapporto tra innovazione tecnologica e ambiente
“A luglio del 2022, all’interno del Circolo polare artico sono stati superati i 30 gradi centigradi e per 21 giorni le temperature hanno raggiunto anche i 35 gradi in Norvegia. Sono dati ricavati dall’ultimo rapporto Copernicus. Cosa vuol dire tutto questo? Che se si continua cosi raggiungeremo il limite di 1,5 gradi entro il 2030”, afferma Massimo Polidoro, scrittore, divulgatore scientifico e Co-founder Think about Science, ospite sabato 6 giugno del Festival Pianeta 2030. Interessante un altro aspetto del ragionamento di Polidoro: “Sempre nello stesso rapporto di Copernicus, scopriamo che le rinnovabili hanno già raggiunto la metà del fabbisogno europeo: siamo quindi di fronte a un paradosso umano e non tecnologico. Per la serie, abbiamo dati e tecnologie rinnovabili, con costi che scendono ma le emissioni che crescono”.
Esperimenti col pubblicoMa se non è un problema tecnologico, di che cosa stiamo parlando? “I dati li abbiano, ma ci manca ancora qualcosa per entrare in azione e fare qualcosa sulla base dei dati. Cosa fare? La risposta non è nella climatologia ma nel nostro cervello”. E per spiegarlo bene, Polidoro ha invitato il pubblico in sala a fare un esperimento, chiedendo loro di allungare le braccia e alzare gli indici. Con un trucchetto: “Come vedete ho alzato i pollici invece degli indici: perché? E’ molto semplice: il nostro cervello ha fatto ciò che fa sa sempre, si concentra su alcuni particolari ma ignora altri che non gli sembrano utili. Senza una verifica. Il cervello prende decisioni al posto nostro, seguendo regole sviluppate in un mondo diverso da quello di oggi, un mondo tecnologico, certo, ma il cervello è sempre lo stesso”.









