L’inquietudine può assumere la forma di un ronzio.
Quello scollamento tra la scuola e la vita che si vorrebbe, tra ciò che si ascolta in aula e i sogni che si coltivano fuori.
«Un ronzio che non mi faceva mai sentire abbastanza»: è stato solo quando Agnese, classe quinta del liceo Redi di Arezzo, ha incontrato il metodo Rondine che quel ronzio, quell’inquietudine, non sono più apparsi come nemici ma come una strada da attraversare.
Il metodo Rondine oggi è praticato in 60 classi di liceo italiane, distribuite in 32 scuole, che raddoppieranno con il nuovo anno scolastico.
Accompagnati da un tutor, i ragazzi imparano che un’altra scuola è possibile, «una scuola dove il valore di ciascuno non si identifica con un voto – continua Agnese, protagonista insieme ad altre tre coetanee di diverse città di un confronto ieri a YouTopic –, dove non si entra in crisi per una insufficienza, e dove le amicizie tra compagni nascono non malgrado i conflitti ma grazie a essi».









