​Patrizio Del Prete

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​Ci risiamo. Come da un copione ormai logoro, la scuola torna al centro del dibattito pubblico solo in due momenti precisi dell’anno: a settembre, con il rintocco della prima campanella, e a giugno, con la fine delle lezioni. Nel mezzo, il nulla. Eppure la scuola vive ogni giorno, e ogni giorno i nostri docenti si trovano a fare i conti con una realtà complessa, pulsante e delicata: quella degli adolescenti. Una realtà segnata da profonde fragilità, ma anche da una forte spinta alla crescita e da una ricerca d’identità che tocca inevitabilmente la sfera della sessualità.

​Invece di ascoltare e supportare questa realtà, il populismo ideologico preferisce piantare bandierine, trasformando le aule in un terreno di scontro elettorale. L’ultimo assalto, in ordine di tempo, riguarda l’introduzione del “consenso informato preventivo” per i percorsi legati all’inclusione e all’affettività, agitato come scudo contro una fantomatica “teoria del gender”.

​Bisogna fare chiarezza una volta per tutte, con rigore scientifico e onestà intellettuale: la “teoria del gender“, intesa come un presunto piano d’indottrinamento volto a cancellare le differenze biologiche tra uomo e donna, semplicemente non esiste. È un costrutto retorico, uno spauracchio inventato da precise frange politiche per alimentare la paura e polarizzare l’opinione pubblica.