È dal 1972 che la Giornata Mondiale dell’Ambiente, istituita dall’Onu, sensibilizza l’opinione pubblica sulle tematiche relative all’inquinamento ambientale. E rappresenta il principale veicolo delle Nazioni Unite per incoraggiare la consapevolezza e l’azione a livello mondiale a favore dell’ambiente. Le celebrazioni ufficiali si tengono a Baku in Azerbaigian, dove ieri c'era il caviale, oggi abbiamo petrolio e gas a trainare l'economia e gli affari. "Ispirati dalla Natura. Per il Clima. Per il nostro Futuro”. Questo il focus della campagna 2026 incentrato sul cambiamento climatico. L'obiettivo dell'evento è sensibilizzare l’opinione pubblica sulla necessità di accelerare con azioni concrete, per affrontare la crisi ambientale, collegando la protezione degli ecosistemi alla resilienza climatica.

A tracciare un percorso alternativo è anche l'ultimo rapporto del World Inequality Lab (WIL), che propone una lettura approfondita sull'attuale crisi ambientale e politica che viviamo. Auspicando interventi diretti, o cambiamenti “drastici”, sul nostro stile di vita: pesanti imposte patrimoniali ai miliardari, drastica riduzione dell'orario di lavoro, cambiamento nelle abitudini alimentari e uno spostamento degli investimenti da settori ad alta intensità di risorse materiali, come l'industria e l'attività mineraria, verso l'istruzione e la sanità: un euro aggiuntivo di PIL investito in salute e formazione ha un impatto ambientale e un consumo energetico non irrisorio, decisamente impattante. Secondo lo studio, se queste e altre misure venissero adottate, i redditi dell'89% della popolazione mondiale raddoppierebbero entro il 2100 e il riscaldamento globale si manterrebbe al di sotto della soglia critica di 2°C. Gli autori affermano che la loro visione offre un'alternativa pratica alle fosche proiezioni di coloro che sostengono che il futuro porterà inevitabilmente ad un aumento dei consumi dei combustibili fossili. Al contrario una politica di lotta alla disuguaglianza avrebbe un effetto di crescita del reddito nazionale lordo medio pro capite a livello mondiale. Mentre, la quota di ricchezza globale detenuta dai miliardari, che rappresentano solo lo 0,001% della popolazione mondiale, scenderebbe dal 6% allo 0,05%, e i più poveri vedrebbero aumentare la percentuale dal 2% al 30%.