Ogni anno, il 5 giugno, la Giornata Mondiale dell'Ambiente ci invita a fermarci e riflettere sul rapporto tra l'uomo e il Pianeta. Ma oggi questa ricorrenza assume un significato ancora più profondo. Non stiamo parlando soltanto di natura, paesaggi o biodiversità. Stiamo parlando della nostra salute, della sicurezza dei territori, della competitività delle imprese, della qualità della vita delle famiglie e del futuro economico del nostro Paese.

Da economista ecologica, prima ancora che da parlamentare, ho sempre ritenuto che ambiente ed economia non siano due mondi separati. Al contrario, l'economia dipende completamente dalla salute degli ecosistemi che la sostengono. Herman Daly, uno dei padri dell'economia ecologica, ci ricordava che «l'economia è un sottosistema dell'ambiente e non il contrario». Una verità che appare oggi più attuale che mai.

Per troppo tempo abbiamo misurato il progresso quasi esclusivamente attraverso la crescita del PIL, dimenticando che la vera ricchezza di una nazione risiede anche nella qualità delle sue acque, nella fertilità dei suoi suoli, nella salute delle persone, nella biodiversità dei suoi territori e nella capacità delle comunità di affrontare le sfide del futuro.