Ogni anno, il 5 giugno, la Giornata Mondiale dell'Ambiente ci invita a fermarci e riflettere sul rapporto tra l'uomo e il Pianeta. Da economista ecologica, prima ancora che da parlamentare, ho sempre ritenuto che ambiente ed economia non siano due mondi separati. Al contrario, l'economia dipende completamente dalla salute degli ecosistemi che la sostengono. Per troppo tempo abbiamo misurato il progresso quasi esclusivamente attraverso la crescita del PIL, dimenticando che la vera ricchezza di una nazione risiede anche nella qualità delle sue acque, nella fertilità dei suoi suoli, nella salute delle persone, nella biodiversità dei suoi territori e nella capacità delle comunità di affrontare le sfide del futuro.
I dati scientifici ci mostrano con chiarezza quanto sia urgente cambiare prospettiva. Eventi climatici estremi, alluvioni, siccità e ondate di calore stanno generando costi economici e sociali sempre più elevati anche nel nostro Paese.
La crisi ecologica non è soltanto una crisi ambientale. È una questione economica, sociale e democratica. Tra gli strumenti che ritengo più importanti vi è la misurazione della carbon footprint perché conoscere l'impronta carbonica di prodotti, servizi, organizzazioni e territori significa disporre di dati oggettivi per orientare politiche pubbliche, investimenti e scelte di consumo. La sostenibilità non può essere soltanto dichiarata: deve essere misurata, verificata e rendicontata.











