Angelo Gaja scopre Bolgheri quando Bolgheri è impegnata a scoprirsi. Da appena due anni – era il 1994 – la Denominazione di Origine Controllata abbraccia i vini rossi, riconoscendoli ufficialmente e al di là dell’aspetto tecnico e burocratico è una svolta perché – come dice la famiglia Gaja – “è una dichiarazione di identità, Bolgheri smette di essere un corridoio di cipressi lungo la strada che porta al mare e diventa un’idea enologica”.

La storia Angelo Gaja arriva nel 1996 dopo essersi guardato attorno, aver cercato il terreno giusto come un cercatore di tartufi sa dove trovare il tesoro, aver forse illuso i figli piccoli che, al termine del viaggio da Barbaresco alla costa tirrenica potesse esserci anche un po’ di tempo per la spiaggia e per il mare, e invece niente. Vacanza sì, ma senza esagerare, esageruma nen come dicono i piemontesi. Lui, il re del Barbaresco, è in missione. Si convince, l’angolo di paradiso giusto per allargare i propri confini è a Castagneto Carducci, nel cuore della denominazione. Racconta la storia che Gaja inizia una lunga trattativa: diciassette visite, proposte rifiutate, la moglie che lo rimprovera, i viaggi di famiglia che si intensificano.

Al diciottesimo incontro interviene la sorella dei proprietari e propone la vendita. Il nome che quella casa porta già con sé: Ca' Marcanda (in dialetto piemontese la casa di chi mercanteggia) diventa il nome della tenuta. In fondo, era probabilmente e semplicemente destino. Ma, forse, citando un celebre film di Paolo Sorrentino, Gaja non considera una sola cosa: le conseguenze dell’amore. Quello che sboccia per questa terra Toscana baciata dal sole e dal mare, ora concorrente nei sentimenti delle sue amate Langhe. Ma la trama, rispetto al film, è ben differente. Trent’anni dopo “In questi trent’anni abbiamo lavorato tanto, comunicato poco ma lavorato duramente – racconta Gaia Gaja, che assieme ai fratelli Giovanni e Rossana rappresenta la nuova generazione della famiglia – E oggi Ca' Marcanda è una farfalla uscita dal bozzolo, è una perla nella conchiglia di Bolgheri”. Non a caso si parla di farfalle, perché il gesto della liberazione di decine di esemplari ha rappresentato un momento di festa nella tenuta di famiglia, in linea con l’ambiente e con le etichette scelte da anni per i vini prodotti in questa collina, in un disegno creativo che unisce i filari di cipressi tipici di Bolgheri alle ali di una farfalla.