Il ministro dell’Interno Piantedosi cita la strage dei braccianti di Amendolara per difendere i controlli alle frontiere interne e il contrasto all’immigrazione irregolare. Poi precisa: «Non dico che siano collegati…». Al netto delle modalità di ingresso nel Paese, i due pakistani fermati risultano regolarmente presenti in Italia con permesso di soggiorno

La strage dei braccianti che si è consumata ad Amendolara lo scorso primo giugno entra nel dibattito politico su immigrazione e sicurezza. La tira in mezzo, prendendola a mo’ di esempio, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

«La tragica vicenda accaduta in Calabria ci induce in qualche modo a ritenere che il contrasto all’immigrazione irregolare sia molto importante. E lo dico perché le due persone che si sono macchiate di quel reato gravissimo erano entrate da quella frontiera qualche anno fa, molto prima che noi facessimo la sospensione di Schengen». Queste le parole del ministro, l’occasione la conferenza stampa di ieri pomeriggio (4 giugno) dopo l’approvazione in Consiglio dei ministri del decreto legge che recepisce il nuovo Patto Ue asilo e immigrazione.

COSA STA SUCCEDENDO RISPETTO A SCHENGEN

Il riferimento, quando parla di “sospensione di Schengen”, è alla reintroduzione dei controlli alle frontiere interne attuata dall’Italia – e da altri otto Paesi europei – in questi anni, sfruttando una deroga prevista dall’Ue, che consente di sospendere il regime di Schengen per sei mesi, prorogabili fino a due anni in alcuni casi particolari (minacce di terrorismo, sicurezza, grandi eventi). E tuttavia i limiti alla libera circolazione tra Paesi Ue non possono protrarsi per sempre e l’Ue nei giorni scorsi ha bacchettato l’Italia e gli altri Paesi che hanno sospeso l’accordo, scatenando la reazione della Lega.