L’intelligenza artificiale sta diventando un nuovo terreno di interdipendenza strategica tra Stati Uniti e monarchie del Golfo, dove energia, capitale, infrastrutture digitali e capacità computazionale tendono a convergere. Gli accordi con gli Emirati non riguardano solo la tecnologia, ma indicano un’evoluzione più profonda del rapporto tra Washington e la regione, dentro una competizione globale in cui il potere dipende sempre più dal controllo delle filiere che rendono possibile l’IA. L’analisi del generale Pasquale Preziosa

Gli Stati Uniti hanno individuato nell’Intelligenza artificiale una tecnologia decisiva non soltanto per la crescita economica, ma anche per la sicurezza nazionale e per il mantenimento della propria leadership internazionale. La strategia di Washington mira a preservare il vantaggio competitivo americano attraverso lo sviluppo interno delle capacità tecnologiche e mediante l’esportazione selettiva di infrastrutture digitali, servizi cloud, semiconduttori avanzati e standard di sicurezza verso partner considerati affidabili.

Nel maggio 2025 questa strategia ha trovato nel Golfo uno dei suoi passaggi più significativi. Durante la visita di Donald Trump negli Emirati Arabi Uniti, negli accordi annunciati tra Washington e Abu Dhabi è emersa una visione che va ben oltre la semplice cooperazione tecnologica. Al centro dell’intesa vi è la realizzazione di un grande ecosistema dedicato all’intelligenza artificiale, destinato a ospitare infrastrutture computazionali avanzate, data center e servizi digitali di nuova generazione.