La pubblicazione dell’enciclica Magnifica Humanitas e la scomparsa di Edgar Morin segnano simbolicamente un passaggio d’epoca. Al centro non c’è la tecnologia in sé, ma la trasformazione dell’ambiente cognitivo che organizza conoscenza, decisioni e potere. Nell’era del Noocene, l’intelligenza diventa infrastruttura strategica e la sovranità si misura sempre più sulla capacità di governare le architetture del sapere. La riflessione di Diego Brasioli

Nel maggio 2026 l’enciclica di Leone XIV Magnifica Humanitas ha segnato un passaggio simbolico e culturale di grande rilievo. Per la prima volta un documento magisteriale di questa portata ha considerato l’intelligenza artificiale non come tema tecnico o settoriale, ma come questione antropologica centrale.

Solo due settimane dopo la pubblicazione dell’enciclica, si spegneva Edgar Morin, il cui pensiero aveva offerto per decenni strumenti essenziali per comprendere la complessità del mondo contemporaneo. La coincidenza non è soltanto cronologica, ma rivela un’affinità di sguardo sul nostro tempo.

Per Morin, comprendere il reale significa coglierne interdipendenze e dinamiche sistemiche. In questa prospettiva, la tecnologizzazione non è un semplice accumulo di strumenti, ma una trasformazione dell’ecosistema cognitivo in cui l’umano è immerso. L’enciclica riconosce precisamente questo: la tecnologia non è neutra, perché ristruttura l’ambiente in cui maturano decisioni e giudizi morali. Le macchine possono simulare linguaggio e analisi, ma non possiedono interiorità né responsabilità. La dignità della persona non coincide con l’efficienza.