Pubblicato il: 22/05/2026 – 16:47
LAMEZIA TERME «Non può sorprendere la notizia che Papa Leone XIV il prossimo 25 maggio promulghi la sua prima enciclica e che la stessa sia dedicata alla intelligenza artificiale ed all’inscindibile rapporto con la condizione umana che è oggi la preoccupazione dominante nella riflessione generale rispetto ai rischi ed ai pericoli che la stessa intelligenza artificiale può determinare se utilizzata non al servizio della persona ma di ambiti e obiettivi di tutt’altra specie e natura». Lo scrive Pasquale Mancuso, coordinatore Delegazione Calabria Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e Istituzionale e consigliere nazionale Associazione Italiana della Comunicazione Pubblica e istituzionale. «”Magnifica humanitas”, questo il titolo della prima enciclica di Papa Prevost, firmata il 15 maggio scorso, è indirizzata significativamente – spiega Mancuso – alla “custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale” e non è un caso che la presentazione avvenga nel 135° anniversario della promulgazione della grande enciclica di Papa Leone XIII “Rerum Novarum”, pietra miliare della dottrina sociale della Chiesa, avvenuta proprio il 15 maggio 1891. L’attesa è grandissima e non possiamo non prevedere eco planetaria su un documento che si inscrive su riflessioni di notevole spessore dello stesso Papa Leone XIV e su atti ufficiali della Chiesa immediatamente prima della sua elezione al soglio di Pietro. Papa Leone XIV, appena eletto, spiegò, solo dopo due giorni, il 10 maggio 2025, al Collegio Cardinalizio il senso della scelta del nome che scelse con assoluta chiarezza:” «Leone XIII affrontò la questione sociale nel contesto della prima grande rivoluzione industriale e oggi la Chiesa offre a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale per rispondere a un’altra rivoluzione industriale e agli sviluppi dell’intelligenza artificiale» e con più diretto messaggio, agli operatori dell’informazione, il 12 maggio 2025, ripete “penso, in particolare, all’intelligenza artificiale col suo potenziale immenso, che richiede, però, responsabilità e discernimento per orientare gli strumenti al bene di tutti, così che possano produrre benefici per l’umanità. E questa responsabilità riguarda tutti, in proporzione all’età e ai ruoli sociali”. È in occasione della giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali, il 24 gennaio 2026, che il Sommo Pontefice richiama, ancora, sulla necessità di “custodire voci e volti umani” ed avvisa che “la tecnologia digitale, se veniamo meno a questa custodia, rischia invece di modificare alcuni dei pilastri fondamentali della civiltà umana, che a volte diamo per scontati. Simulano voci e volti umani, sapienza e conoscenza, consapevolezza e responsabilità, empatia ed amicizia, i sistemi conosciuti come intelligenza artificiale non solo interferiscono negli ecosistemi informativi ma invadono anche il livello più profondo della comunicazione, quello tra persone umane” Per il Santo Padre “la sfida non è tecnologica ma antropologica” ed avverte tutti per scongiurare “un affidamento ingenuamente acritico all’intelligenza artificiale come “amica” onnisciente, dispensatrice di ogni informazione, archivio di ogni memoria, “oracolo” di ogni consiglio” ed ancora che “il potere della simulazione è tale che l’intelligenza artificiale può anche illuderci con la fabbricazione di “realtà” parallele, appropriandosi dei nostri volti e delle nostre voci. Siamo immersi in una multidimensionalità, dove sta diventando sempre più difficile distinguere la realtà dalla finzione”. Per fronteggiare una pericolosa deriva etica contro “questa forza invisibile che ci coinvolge tutti” occorre una “possibile alleanza” consapevoli che “nessun settore può affrontare da solo la sfida di guidare l’innovazione digitale e la governance dell’IA. È necessario, perciò, creare meccanismi di salvaguardia. Tutte le parti interessate – dall’industria tecnologica ai legislatori, dalle aziende creative al mondo accademico, dagli artisti ai giornalisti, agli educatori – devono essere coinvolte nel costruire e rendere effettiva una cittadinanza digitale consapevole e responsabile” e non senza aver fatto rilevare che “dietro questa enorme forza invisibile c’è solo una manciata di aziende, quelle i cui fondatori sono stati recentemente presentati come creatori della “persona dell’anno 2025”, ovvero gli architetti dell’intelligenza artificiale. Ciò determina una preoccupazione importante riguardo al controllo oligopolistico dei sistemi algoritmici e di intelligenza artificiale in grado di orientare sottilmente i comportamenti, e persinoriscrivere la storia umana – compresa la storia della Chiesa – spesso senza che ce ne si possa rendere realmente conto”. La Chiesa – rcorda Mancuso – non aveva, prima dell’elezione di Leone XIV, trascurato di “leggere” con attenzione e profondità tutte le conseguenze derivanti dall’espansione rapida ma incontrollata e, quindi, pericolosa, dell’intelligenza artificiale; attraverso la pregevole e poderosa Nota “Antiqua et nova” sul rapporto tra intelligenza artificiale e intelligenza umana, del Dicastero per la Dottrina della Fede e del Dicastero per la Cultura e l’Educazione pubblicata il 28 gennaio 2025, a soli tre mesi dalla scomparsa di Papa Francesco e dall’elezione, immediatamente dopo, di Leone XIV. La Nota, che per la sua ampiezza teologica e profondità etica rappresenta uno scrigno preziosissimo al quale poter attingere per una adeguata comprensione complessiva della problematica, ripercorre il percorso attraverso il quale l’intelligenza artificiale si è andata “formando” senza dimenticare i capisaldi della tradizione teologica e filosofica riguardo all’intelligenza umana e che introducono i principi di razionalità, incarnazione, relazionalità, la Relazione con la Verità ed il sempre ricorrente tema, che ritorna spessissimo nei testi di Leone XIV e della Chiesa, della “custodia” del mondo».










