Prevost vede nell’IA la nuova questione sociale. Per questo ha dedicato la sua prima enciclica, Magnifica humanitas, alla «custodia della persona» in un’epoca di grandi trasformazioni. Sottolineando i rischi e i paradossi della dittatura dell’algoritmo.
Il prossimo 25 maggio sarà pubblicata la prima enciclica di Leone XIV e, come noto, il tema al centro del documento è l’intelligenza artificiale. O, meglio, la «custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale». Sì, perché Prevost non intende solo fare il punto sui rischi e le possibilità offerte dall’IA ma, considerato che siamo già entrati in una nuova fase della rivoluzione tecnologica, riflettere sulla condizione umana all’interno di quello che Papa Francesco aveva definito un cambiamento d’epoca. Il documento si annuncia di grande importanza anche perché a presentarlo, fra gli altri, ci sarà lo stesso pontefice, cosa mai avvenuta per un’enciclica.
Leone XIV sul volo per Algeri, il 13 aprile 2026 (Ansa).
Verso una Rerum novarum 2.0
Un impegno che non stupisce visto che il primo Papa di origini statunitensi ha preso il suo nome da Leone XIII che, nel 1891, pubblicò la Rerum novarum, un’altra enciclica decisiva per il futuro della Chiesa e del cattolicesimo, che può essere considerata alla base della dottrina sociale della Chiesa e si confrontava con la seconda rivoluzione industriale. La Rerum novarum, se da una parte prendeva nettamente le distanze dal socialismo ateo in forte ascesa fra le classi popolari, dall’altra denunciava con forza le storture di un capitalismo che tendeva a pensare solo al profitto ignorando le condizioni di vita e di lavoro di milioni di operai.










