La casa di Bordighera dove la piccola è stata uccisa dalla madre e dal compagno

Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su

A due anni un bambino non è semplicemente piccolo: vive il mondo dentro la protezione, lo sguardo e le mani degli adulti che lo accudiscono. Il suo corpo non si protegge da solo, la sua paura non si placa da sola, il suo dolore non trova autonomamente le parole per esprimersi. Il corso della sua vita dipende dalla qualità dello sguardo che incontra.

Quando la violenza colpisce un bambino di due anni, non si spezza soltanto la cura: si infrange l’ordine minimo dell’umano, quello per cui il più forte è chiamato a proteggere il più fragile, non a dominarlo. A due anni siamo ancora fatti di sonno, fame e pianto. Tutto, a quell’età, chiede misura. Lo sa chiunque abbia preso in braccio un bambino piccolo: bisogna saper toccare senza invadere, contenere e calmare senza spaventare. Per questo la morte di Beatrice impone domande ancora più dure di quella che normalmente riusciamo a formulare: che cosa accade quando in un adulto si spegne il divieto più elementare dell’umano, quello che dovrebbe arrestare la mano, lo sguardo, la parola davanti alla vulnerabilità assoluta? Che cosa accade quando la fragilità infantile non richiama più protezione, ma viene letta come occasione impunita di esercitare potere, disprezzo, umiliazione?