Un pensatore rivoluzionarioSiamo soliti associare il nome di Tommaso d’Aquino all’idea che egli rappresenti il campione dell’ortodossia cattolica, e sarebbe difficile forse immaginare qualcosa di diverso, se si tiene conto che alla fine del XIX secolo, soprattutto a partire dall’enciclica Aeterni Patris di Leone XIII (4 agosto 1879), Tommaso fu effettivamente indicato come il modello del pensiero a cui avrebbero dovuto attenersi tutti gli istituti, le scuole, le università cattoliche, nel proporre una filosofia o un pensiero alternativi al positivismo di fine Ottocento (e successivamente al modernismo degli inizi del Novecento).Se però collochiamo Tommaso nel suo secolo, il XIII (perché Tommaso è nato intorno al 1225, forse nel 1226, ed è morto nel 1274), ne ricaviamo un’immagine profondamente diversa: Tommaso è in realtà per molti aspetti un pensatore rivoluzionario. I suoi primi biografi descrivono con insistenza la novità del suo insegnamento e gli effetti dirompenti che ha provocato sia a Parigi, dove è stato maestro reggente due volte, sia nelle varie sedi in cui ha insegnato in Italia, e in particolare a Napoli.

Le tesi condannateQuesta scelta di rottura emerge chiaramente anche dal fatto che alcune tesi di Tommaso sono state condannate implicitamente a Parigi – in occasione della celebre condanna promulgata dal vescovo Étienne Tempier il 7 marzo 1277 – e poi, in maniera molto più esplicita e diretta in Inghilterra dall’arcivescovo di Canterbury Robert Kilwardby (un domenicano, quindi dello stesso ordine di Tommaso d’Aquino) e poi dal suo successore francescano, Giovanni Peckham.