BELLUNO - «Una ferita che amareggia e lascia un dolore profondo in tutta la comunità castionese. Qualche segnale di violenza c'era già stato, anni fa, e anche più recentemente. Non contro le persone, bensì contro le cose. Vandalismi più che altro. Quello che è successo adesso, però, va assolutamente oltre e ci lascia sbigottiti». Parole del parroco di Castion, don Marco De March, raggiunto dalla notizia del pestaggio avvenuto in centro storico il 22 marzo scorso, quando sei ragazzi (due minorenni, quattro maggiorenni da poco) si sono scagliati contro un 46enne egiziano. Qualcuno – stando alle ricostruzioni del legale di uno dei giovani – ha sferrato calci e pugni, mentre gli altri avrebbero solamente (si fa per dire) ripreso la scena con i loro smartphone, mimando i gesti del pestaggio e ridendo sguaiatamente di fronte a quanto stava accadendo. A quanto pare, quei sei ragazzi – o quanto meno la maggior parte di loro – sono proprio del Castionese, figli di famiglie che risiedono tra Castion e le frazioni limitrofe (comprese Faverga e Cirvoi).

«Da quello che ho sentito, sono ragazzi cresciuti qui, che hanno fatto anche attività in parrocchia, nel passato, qualcuno anche come animatore estivo – continua don Marco De March -. Non posso dire che ci fossero segnali precisi, ma il sospetto che qualcuno di questi ragazzi facesse gruppo, in una maniera non positiva del termine, forse c'era». Il parroco di Castion non usa mai la parola “branco”. Ma il concetto, volendo sintetizzare al massimo, è proprio quello. «Forse c'era il sospetto che questi ragazzi facessero gruppo con sistemi che mal si conciliano con la realtà tranquilla del nostro territorio. Ma non ci sono mai stati segnali che avrebbero fatto pensare a tale violenza, che sinceramente desta forte preoccupazione. E dispiace, perché l'intera comunità castionese ne esce ferita. Quello che è successo è estremamente grave e questi ragazzi rischiano di vedersi cucita addosso un'etichetta che difficilmente verrà tolta. Penso anche alle loro famiglie, distrutte da quanto accaduto». Massacrato a calci in faccia dalla baby gang. Tra i sei aggressori c'è anche il figlio di un politico: il questore convocherà i genitoriL'analisi Don Marco De March racconta che in passato - senza collegamenti con l’ultimo fattaccio - c'erano stati alcuni episodi di violenza, nel Castionese, senza che venissero mai individuati i responsabili. «Più che altro vandalismi» dice. Il che non significa giustificare o minimizzare. Ma va da sé che scagliarsi contro un cestino in una pubblica piazza o prendere a calci e pugni un uomo non sono la stessa cosa. «Ci sono stati danneggiamenti al parco giochi sotto le scuole elementari di Castion. E qualche anno fa era stata imbrattata la “Madonnetta bianca” (una celebre statua inserita in un capitello lungo la strada di via Sanfor, tra Castion e Belluno, ndr), da personaggi che avevano agito di notte».Come stavolta. I sei che si sono scagliati contro il 46enne, riprendendosi con i telefonini, hanno agito in piena notte. Era domenica 22 marzo, attorno alle 3. Il gruppo ha incrociato il 46enne sotto i portici, all'altezza del distributore di sigarette. Qualche parola, uno spintone. Poi l'uomo è scappato ma è stato raggiunto in via Loreto, dove sono volati calci e pugni. Qual è stato il motivo scatenante? Parrebbe un litigio tra uno dei ragazzi e il 46enne. Se anche fosse, la reazione del gruppo sarebbe comunque ingiustificabile. C'è un problema di disagio giovanile? Può essere, ma anche in questo caso, non giustifica e non diminuisce la gravità dell'accaduto. «Quello che è successo ci impone di stare vicini a questi ragazzi – commenta don Marco De March -. Non voglio assolutamente giustificare o sminuire, ma forse si sentono soli nel loro mondo e scelgono di compiere gesti violenti per sentirsi vivi. Questo però crea problemi agli altri, a loro stessi, alle loro famiglie. E crea una preoccupazione sociale che le nostre comunità non si meritano».