BELLUNO - Il pestaggio di un cittadino di origine egiziana in pieno centro ad opera di una baby gang e la condivisione della “prodezza” nelle chat dove è circolato il video dell’aggressione, destano scalpore. Soprattutto in una piazza come Belluno che si riteneva ancora immune da questo genere di episodi. Tutto sarebbe iniziato da un botta e risposta davanti al tabacchino. Quattro parole, forse due battute di troppo. Trascese in violenza fisica.
Baby gang colpisce con calci in faccia un 46enne egiziano, l'aggressione ripresa con i cellulari. Le urla di dolore della vittima VIDEO Escalation emulativa Non minimizza la Questura: «Si tratta di un episodio che è totalmente nuovo per la realtà bellunese e, quindi, preoccupante anche in relazione ad una eventuale escalation emulativa». Il questore, Roberto Della Rocca, punta innanzitutto a cancellare l’approccio morbido del “qui siamo protetti dalle montagne, qui non succede nulla”. Il pestaggio del cittadino di origine egiziana, da tempo residente in città, dice ben altro e dà la stura a una serie di riflessioni. La prima è sulla mancanza di consapevolezza evidenziata dai sei ragazzi coinvolti nel pestaggio: «Ad una azione corrisponde una reazione, che può essere penale. Non punto il dito, ma è un dato di fatto che ci sono delle regole sacrosante. Di quel video che mostra i calci al volto, con la persona a terra indifesa che invoca aiuto, mi colpisce che emerga da parte dei ragazzi una sorta di divertimento. Nessuno dei sei, inoltre, e questo è seriamente preoccupante, è là pronto a dire adesso basta, finiamola qui». Disagio giovanile Baby gang, sentirsi parte di una gruppo, disagio giovanile. Tematiche aperte, da mettere su un tavolo. Alcune parole, rilasciate da uno dei ragazzi, sono andate dritte al cuore del questore (“sono padre anche io”): «I miei amici sono la mia famiglia». Già nei giorni scorsi Della Rocca -anche a proposito di episodi meno gravi, comunque sintomi di disagio personale- si era espresso a livello generale: «Emergono problemi di microcriminalità che si stanno aggravando anche in provincia di Belluno. E oggi non avrei voluto mostrare questo mio ruolo di profeta». Per questo motivo, a suo parere, bisogna chiamare a raccolta società e istituzioni per bloccare l’inasprimento progressivo di questi fenomeni, l’accelerazione di un disagio diffuso che porta alla violenza. «Occorre ascoltare i ragazzi, dare loro indicazioni serie». Quindi il ringraziamento a Sofia Pierini e Cristina Rizzo, alla guida di Volanti e Squadra Mobile, per il lavoro che stanno portando avanti nelle scuole: più di mille gli studenti incontrati proprio per essere sensibilizzati su questi temi. Da parte sua Della Rocca, nella conferenza stampa convocata in Questura, ha affermato che parlerà a breve anche con i genitori dei 4 ragazzi maggiorenni. Tasto delicato Tasto delicato, infine, quello del silenzio, la bocca chiusa per evitare di collaborare con la giustizia. «Questo è un punto focale -precisa il questore, portando un esempio- anche se ci dividono 1000 chilometri da Partinico, nelle attività investigative che sono seguite all’episodio ho trovato molta omertà». Un plauso, certo, va alla persona che ha fatto fuggire i sei ragazzi che stavano pestando l’egiziano. Così come a chi ha collaborato indirizzando la Squadra Mobile nell’individuazione del video pubblicato online che testimonia, con tratti cruenti, la dinamica del pestaggio. È in linea anche l’appello lanciato da Cristina Rizzo che ora sta lavorando per capire quale sia la diffusione del video che è girato su whatsapp, poi rapidamente fatto sparire: «Non giratevi dall’altra parte, se venite a conoscenza, pure sui canali social, di situazioni strane, venite subito a denunciare».






