BELLUNO - Piena notte. Un grido riecheggia più volte. Angosciante per chi, ora, lo ascolta guardando il video del pestaggio. “Aiuto, aiuto, aiuto”. La voce è quella di un cittadino egiziano che abita in città. Attorno a lui sei ragazzi, tutti bellunesi: due minorenni e quattro neo maggiorenni. Calci in faccia, pugni, lui a terra. Indifeso. Uno dei ragazzi con il cellulare riprende. Non è la scena di un film. Non è successo in chissà quale metropoli. Ma in pieno centro a Belluno, in via Loreto, alle 3 di notte tra sabato e domenica 22 marzo.

L'aggressione È il questore di Belluno Roberto Della Rocca a ripercorrere i passaggi di una brutale aggressione fisica (per il momento immotivata) che è stata ricostruita grazie dall’analisi incrociata dei sistemi di videosorveglianza cittadina. La prima scena è davanti alla tabaccheria sotto i portici di piazza dei Martiri, accanto al Caffè Deon: il gruppetto incrocia casualmente (lì forse per prendere le sigarette) lo straniero, classe 1980, residente nella zona. C’è, inizialmente, solo uno scambio di parole, in modalità amichevole. Poi la situazione degenera: prima una spinta, poi il malcapitato scappa, viene rincorso, ripreso, scappa ancora. Fino a cadere a terra, subendo il pesante pestaggio. A mettere fine alla mattanza è un passante la cui sola presenza fa fuggire i sei aggressori. È lui a chiamare il 113 e il 118. E arrivano le Volanti e l’ambulanza. Per la vittima contusioni ed ematomi: prognosi di otto giorni. Per i ragazzi, nati tra il 2006 e il 2008 (incensurati, solo uno di loro con precedenti per lesioni), l’accusa è di lesioni aggravate in concorso, pur su posizioni diverse che sono in fase di definizione, con due Procure coinvolte - quella dei minori e quella ordinaria - che si stanno interfacciando. Domani se ne saprà di più sui provvedimenti: il questore probabilmente provvederà a emettere un Daspo urbano (Dacur) ovvero un divieto di accesso alle aree urbane. Questo, in attesa che il procedimento, in fase di indagine, venga completato. Sta di fatto che, tuttora, non risultano chiari i motivi che hanno innescato l’escalation di violenza, culminata nei calci in piena faccia.Le indagini «Non si parli però di bravata, il fatto è grave» dicono dalla questura. E la gravità, che pesa non poco nell’intera vicenda, sta anche nel video girato e condiviso su Whatsapp, anche se poi rapidamente ritirato. Non prima, però, che fosse acquisito dalla Questura che è risalita all’identificazione dei soggetti coinvolti. La Squadra Mobile, diretta da Cristina Rizzo, non ha ancora terminato il suo lavoro visto che sta ancora indagando sulla possibilità che il video sia girato su altri canali social. Tornando alla notte del 22 marzo: subito il personale della Volante, diretta dalla dirigente Sofia Pierini, aveva interrogato alcuni ragazzi che si trovavano nei dintorni, ma non c’entravano. Il giorno successivo la parte offesa aveva dato indicazioni di massima sull’accaduto: dichiarazioni, peraltro, confuse e senza una precisa descrizione dei ragazzi, poi individuati proprio attraverso quel video. E la collaborazione dei giovani aggressori, pur messi con le spalle al muro? Impalpabile. Se ne dispiace il questore: «Ho trovato un atteggiamento di chiusura, di mancanza di consapevolezza. Hanno fornito risposte del tipo avevo bevuto, non ricordo». Tutto qui. Ma Della Rocca non demorde: «Non bisogna accettare questo tipo di risposte, l’alcol non è un alibi, non un’attenuante, ma un’aggravante. Mi chiedo: se, nel pestaggio, l’egiziano avesse sbattuto la testa? Se fosse stato cardiopatico e avesse rischiato la vita?». Sarebbe stato un dramma. Che avrebbe cambiato per sempre la vita anche dei sei ragazzi.