BELLUNO - Sei ragazzi di famiglie "bene", uno addirittura figlio di un assessore del capoluogo. Una serata che termina con un'aggressione, ai danni di un 46enne egiziano. Poi le indagini della Polizia e un Daspo urbano pronto a essere emesso, in attesa di ulteriori decisioni. Sembra il plot di un noir urbano, invece è triste realtà a Belluno. Un fattaccio accaduto il 22 marzo scorso, in una notte di inizio primavera, probabilmente condizionata dai fumi dell'alcol, e venuto alla luce solo nei giorni scorsi, quando la Questura ha individuato i responsabili di quanto successo, annunciando anche di voler incontrare le famiglie. Ma sulla dinamica, cominciano a emergere alcuni distinguo. Proprio la versione del figlio dell'assessore alle Politiche sociali di Belluno Marco Dal Pont, possibile candidato sindaco in pectore per il post-De Pellegrin senza giustificare l'accaduto e senza cancellare la gravità della violenza, punta a circoscrivere il fatto e togliere di mezzo le aggravanti dell'odio razziale e della violenza di gruppo. «Si esula dal contesto tipico della violenza di gruppo tipo "baby gang", laddove con essa si identifichi quella posta in essere del tutto immotivatamente da bande di ragazzi nei confronti del casuale malcapitato» sottolinea l'avvocato Alvise Antinucci, a cui la famiglia Dal Pont ha delegato l'onere delle dichiarazioni in questi giorni, evitando di parlare direttamente con la stampa. In punta di diritto, spiega che non c'entra il "branco" perché l'autore della violenza sarebbe un singolo, mentre gli altri si limitavano a guardare. «E a maggior ragione - aggiunge - si esula da ogni questione di provenienza della vittima; il resto - dinamica, responsabilità - sarà appurato dall'indagine».