BELLUNO - «Nessuna violenza di gruppo, nessun odio razziale. Semmai, motivi personali di un singolo». Non vuole giustificare l'accaduto, l'avvocato Alvise Antinucci. Ma piuttosto dare un quadro al fattaccio avvenuto a marzo ed emerso nei giorni scorsi, vale a dire il pestaggio ai danni di un 46enne egiziano. Protagonisti – autori o spettatori del fatto - sei ragazzi, tutti bellunesi, quattro maggiorenni da poco, due ancora minorenni. Tra di loro anche il figlio dell'assessore comunale Marco Dal Pont. Ed è proprio lui, l'assessore, ad aver affidato la gestione del caso all'avvocato Antinucci e a delegare ogni dichiarazione, in attesa di essere convocato dalla Questura per analizzare quanto accaduto.
Il questore Della Rocca, infatti, nel presentare l'esito delle prime indagini, con l'individuazione dei responsabili dell'aggressione, aveva annunciato di voler incontrare le famiglie dei ragazzi, anche per spiegare loro la misura del Daspo urbano, pronto a essere emesso. Questione di giorni, settimane tutt'al più. Intanto però sembrerebbero emergere alcuni dettagli che senza cancellare la gravità dell'episodio potrebbero circoscrivere il fatto. E togliere di mezzo le aggravanti dell'odio razziale e della violenza di gruppo. «Si esula dal contesto tipico della violenza di gruppo tipo "baby gang", laddove con essa si identifichi quella posta in essere del tutto immotivatamente da bande di ragazzi nei confronti del casuale malcapitato» sottolinea l'avvocato. «E a maggior ragione si esula da ogni questione di provenienza della vittima; il resto, intendo dinamica, responsabilità e tutto il resto, sarà appurato dall'indagine». La ricostruzione L'indagine intanto è a una prima fase, quella dell'individuazione degli autori dell'aggressione. Ed è partita da un video girato dai ragazzi stessi e poi condiviso su alcune chat di whatsapp, come se fosse la cosa più normale del mondo picchiare una persona e riprendere l'azione con uno smartphone. La ricostruzione di quanto avvenuto è stata fornita dalla Questura lunedì scorso. Ed è stata scioccante, per una realtà tradizionalmente tranquilla come quella del centro di Belluno. È successo tutto la notte del 22 marzo. Attorno alle 3, i sei ragazzi bellunesi incrociano un uomo sotto i portici, più o meno all’altezza della svolta per via Psaro. Il gruppo ingaggia subito una lotta di sguardi. Qualche parola, poi una spinta. L’uomo si divincola e tenta di scappare. Ma la situazione degenera: il 46enne arriva in via Loreto, ma lì viene raggiunto nuovamente e in pochi minuti diventa vittima di un vero e proprio pestaggio. Calci e pugni in faccia, alcuni dei sei ragazzi riprendono la scena con i loro smartphone. Si sentono le risate di sottofondo, figlie evidentemente di un’insana inconsapevolezza di cosa sta succedendo. L'aggressione dura qualche minuto, finché un passante vede la scena e il suo arrivo fa scappare i ragazzi. Poi arrivano i soccorsi: ambulanza e polizia. L'analisi Resta la domanda: cos’ha fatto scattare i ragazzi? A quanto trapela dalla difesa, ci sarebbe stato un battibecco. Il 46enne egiziano, insomma, avrebbe detto qualcosa, nell’incontrare per caso i ragazzi sotto i portici. Da lì la situazione sarebbe degenerata da semplice battibecco per futili motivi a qualcosa di estremamente più grave. E non è escluso che ci possa essere stato un precedente contatto tra l’offeso e l’aggressore. La dinamica non è chiara. Ma quello che rileva la difesa di uno dei ragazzi è sempre uno scontro uno a uno, con gli altri cinque giovani fermi a riprendere l’accaduto con i loro smartphone o tutt’al più attivi nel “mimare” pugni e calci. «Nessuna giustificazione, certo, ma non c’è violenza di gruppo» prosegue Antinucci. «Poi ognuno risponderà comunque delle proprie azioni».









