Pisa, 5 giugno 2026 – “Sono così tanti anni che studio Leopardi che, quando ho scoperto la sua lettera autografata, in un certo senso mi è sembrato di incontrarlo: finalmente ci siamo visti”. In fondo è forse questo il lato più sorprendente della ricerca: partire per studiare tutt’altro, ritrovarsi in Germania dentro una delle collezioni più ricche d’Europa dedicate a Petrarca, sfogliare pagine così antiche da far venire la pelle d’oca e, all’improvviso, imbattersi in un foglio che sembra fuori posto. Un pezzo di carta che non dovrebbe essere lì, datato Bologna 31 maggio 1826. Poi lo sguardo cade su quella grafia elegante e inconfondibile, sulla firma in fondo alla pagina: Leopardi. Quella sensazione l’ha provata davvero Lucrezia Arianna, 28 anni, allieva perfezionanda della Scuola Normale di Pisa, che tra scaffali, cataloghi e manoscritti della “Dr Speck Literaturstiftung” di Colonia, si è ritrovata tra le mani un piccolo pezzo di storia letteraria italiana.

Come ha trovato la lettera?

“Quasi per caso. Cercavo materiali su Petrarca e mi sono imbattuta in questo documento. Sono così tanti anni che studio Leopardi che qualcosa mi ha fatto fermare subito”.

La prima reazione?

“Ho chiamato subito un’amica che lavorava con me sul catalogo e continuavo a dirle: ’Ma ti rendi conto?’”.